PIOLA – Quella di oggi all’Olimpico sarà una partita speciale per la famiglia Piola. Il bomber, che per 9 anni vestì la maglia della Lazio (diventando il miglior marcatore con 149 reti) e per 7 quella del Novara, oggi guarderà la partita dal cielo, e chi è sulla terra lo ricorderà sicuramente, come sua figlia Paola. La figlia del grande attaccante ha parlato della sfida in un’emozionante intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport.

CALCIO – “Lui lo sport lo viveva con grande passione, ma amando moltissimo anche la famiglia lasciava il calcio fuori d casa. Non ne parlava. Sono io che col tempo, sia per conoscerlo meglio, sia perché affascinata dalle sue imprese, ho deciso di studiarne la carriera”.

LAZIO NOVARA – “Spero sia una bella festa. Non sarò allo stadio, ma non mi perderò la partita che per me è particolarmente significativa. Spero sia l’occasione di ricordare l’uomo ma anche tutto ciò che ha rappresentato per il calcio italiano. Le guerriglie di cui abbiamo letto nei giorni scorsi non hanno niente a che fare con lo sport che mio padre amava tanto”.

70 ANNI FA… LAZIO-NOVARA – “Non mi ha mai raccontato l’emozione di quel giorno (per la prima volta contro la Lazio, ndr), con noi non parlava di calcio ma ho ricostruito tutto attraverso i giornali e i suoi scritti. Papà venne accolto dall’ovazione di tutto lo stadio, il presidente della Lazio Zenobi gli consegnò una medaglia d’oro in riconoscenza per quanto aveva fatto per i biancocelesti. Lui fu contentissimo. Quel giorno finì 2-1 per la Lazio, ma a passare in vantaggio fu il Novara con il gol di papà. Nonostante questo i tifosi lo hanno applaudito e hanno invocato il suo nome per tutta la partita. Se a questo aggiungiamo la premiazione voluta da Zenobi si può dire che fu il trionfo della riconoscenza. È un valore molto importante del quale oggi si è smarrito il significato”.

PULICI – “L’ho conosciuto durante i festeggiamenti per il centenario della Lazio, nel 2000. Fu lui a raccontarmi di quanto papà fu fondamentale per la sua carriera. Lo vide giocare nel Novara, lo conobbe e fu convinto non solo delle sue qualità sportive ma anche di quelle umane e lo segnalò alla Lazio. Certi rapporti possono passare di generazione in generazione e pur non essendoci mai visti prima di siamo sentiti subito vicini. Percepivo la stima che Felice aveva per mio padre. Due grandi uomini, che adesso è bello immaginare insieme in paradiso mentre giocano a pallone”.

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