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L’EDITORIALE di Paolo Cericola | Inzaghi come Delio Rossi?

LAZIO EDITORIALE PAOLO CERICOLA – Ora qualcuno salvi il soldato Inzaghi. Il trionfo di ieri riporta il nastro all’indietro di qualche anno…

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LAZIO EDITORIALE PAOLO CERICOLA – Ora qualcuno salvi il soldato Inzaghi. Il trionfo di ieri riporta il nastro all’indietro di qualche anno. 13 maggio 2009, Lazio-Sampdoria. La 62ª edizione della Coppa Italia finisce ai rigori. L’ultimo, quello decisivo, lo calcia Dabo. Palla nell’angolo e tripudio biancoceleste. Quel tiro dagli undici metri sancisce anche il saluto di Delio Rossi alla panchina della Lazio. Mai come in queste ultime settimane, è successo anche ieri sera, Inzaghi glissa alla domanda legata al suo futuro. Eppure c’è ancora un anno di contratto.

UN ANNO DIFFICILE – È stata una stagione non facile per lui. Dal ritiro in poi ha sempre ribadito con fermezza la differenza di forza fra le 5 corazzate e la Lazio. Una differenza tangibile dai bilanci e dal monte ingaggi delle altre ed il palese senso di lotta di chi scende in strada con la fionda al cospetto dei cannoni. Lazzari ed il Papu Gomez sono solo due nomi fra i pochi chiesti a gran voce dal tecnico biancoceleste la scorsa estate quando Inzaghi per primo aveva capito che quella squadra non avrebbe mai potuto far meglio. Immobile 41 goal, Milinkovic e Luis Alberto meravigliosi e decisivi sempre. Ci fu il famoso “te stai sempre a lamenta” rubato da un balcone in una notte di agosto a far capire invece il pensiero societario. Nessuno più forte tranne Napoli e Juventus era l’imput che partiva Formello. Quindi rifiuto delle possibile uscite importanti ma anche delle entrate, squadra confermata con l’eccezione di De Vrji per Acerbi più Correa.

GLI ACQUISTI MAI ARRIVATI – Né Papu Gomez, troppo vecchio, né Lazzari costo eccessivo. Nessun dei due è arrivato e mai come in questa stagione probabilmente di loro c’era bisogno. Il Papu sta portando l’Atalanta in Champions, Lazzari è un Nazionale di Mancini ambito da molti grandi club. Non si può certo sempre pretendere che il “mago” Tare riesca a fare centro. Il ds di colpi incredibili ne ha messi a segno tanti e quando giri con la valigia più leggera degli altri devi necessariamente essere più bravo altrimenti non possono certo arrivare certi risultati. A suon di numeri la Lazio non può competere con le grandi nella corsa Champions, deve sperare di essere più brava e che gli altri sbaglino qualcosa. Ma è pur vero che quando si può arrivare prima lo si deve fare, senza dubbi e remore. Non è stato un anno facile anche per questo.

UN FUTURO INCERTO – Due strade parallele che non si possono incontrare. Due visioni troppo diverse. Se ci uniamo l’8º posto in campionato e tutto ciò che nei mesi scorsi ha portato fra dubbi di scelte e confronti ecco il quadro perfetto e non solo sportivo. La lazialita’ di Inzaghi è indiscutibile e chissà se può essere una leva ma si deve trovare un modo anche se l’ipotesi è ormai remota, di tenerlo sulla panchina della Lazio. Il tecnico di Piacenza ha già parlato con il club. Lui vorrebbe di più con alcune garanzie in chiave mercato. La voglia di essere ai nastri di partenza con le altre se non per forza economica per idee. Onestamente non mi aspetto la sua permanenza anzi, ogni giorno che passa con il Milan in prima fila ma non solo, credo che il suo percorso sia ormai sotto al traguardo. Ed è un peccato……

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