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INZAGHI LAZIO FESTIVAL DELLO SPORT – La città di Milano ospita anche quest’anno il Festival dello Sport. Gli atleti e gli allenatori protagonisti dell’ultima stagione sportiva si alternano sul palco della cerimonia sponsorizzata da La Gazzetta dello Sport. Nella seconda serata di questa edizione è stato ospite l’allenatore della Lazio, Simone Inzaghi, insieme a suo fratello Pippo. Queste le sue considerazioni.

Inzaghi sul campionato

“Sono contento per Pippo, sono partiti molto bene con ottime prestazioni. Noi avremmo potuto conquistare un punto in più con l’Atalanta, ma abbiamo avuto dei problemi in questo inizio di stagione, anche con l’inserimento dei nuovi. Affrontare Inter ed Atalanta alle prime tre non è il massimo, ma sono fiducioso. La squadra lavora nel modo giusto”.

Il calcio di ieri e di oggi

“Abbiamo cominciato nel campetto della chiesa, ricordo bene anche il parco giochi della scuola elementare di San Nicolò. Eravamo sempre lì a giocare, mamma ci veniva a chiamare per rientrare a casa a cena. Rispetto ai miei figli sono nato a San Nicolò in un paesino a 5 km da Piacenza. Per me è stato più semplice, avevamo solo il pallone. Loro sono cresciuti a Roma, le scuole finiscono dopo rispetto a un tempo, hanno meno parchi e giocano più alla Play-Station. Il mio primo figlio ci ha provato, ma poi si è trasferito a Londra per studiare, Lorenzo gioca nei ragazzini della Lazio e promette bene, Andrea ha solo due mesi, vedremo in seguito cosa vorrà fare”.

La stagione della Lazio

“Lo spogliatoio va gestito, io ho cominciato un percorso con la Lazio 4 anni e mezzo fa e i ragazzi mi hanno sempre dato la massima disponibilità. Ho avuto la fortuna di avere giocatori che hanno giocato con me, altri che conoscevo bene. Ho sempre coltivato con loro un ottimo rapporto, mi hanno seguito. Dopo cinque anni e più di 200 panchine mi emozionano ancora perché in campo danno sempre il massimo. In queste prime giornate abbiamo giocato in emergenza, chiudendo con l’Inter con Parolo che marcava Lukaku. Lo ha fatto nel migliore dei modi. Lulic non lo ho da nove mesi, è il mio capitano, spero di recuperarlo al più presto. E’ uno di quelli che ha cominciato con me, per me è fondamentale”.

Il rapporto con Pippo Inzaghi

“Sono fortunato ad avere Pippo come fratello, mi è sempre stato accanto quando papà non c’era. Ha lavorato e si è sacrificato per noi, per me è un punto di riferimento per il calcio e nella vita. E’ un ragazzo posato, io ero un po’ più agitato e irrequieto. Mi controllava, sostituiva papà. Pippo con la Var? Avrebbe segnato sempre tanto, è stato un riferimento sul campo. E’ un vincente, da calciatore ha fatto tutti i record possibili, ma è stato celebrato poco in Italia. Ha fatto due gol in una Finale di Champions, poi in Intercontinentale. Ha avuto qualche contrattempo fisico, ma si è sempre rialzato. Da allenatore sta facendo lo stesso, la cosa più difficile è ripartire, ma lui l’ha sempre fatto”.

I quattro gol contro il Marsiglia

“E’ un record che per un periodo me lo sono goduto. Poi Pippo con il Milan, in una partita contro il Deportivo, fece tre gol e al 90esimo prese la traversa. Se mi avesse raggiunto sarei stato contento, è l’unico che se avesse fatto un poker in Champions mi avrebbe reso felice. In carriera mi sarebbe piaciuto segnare un gol in finale di Champions. Una volta con la Lazio nei quarti con il Valencia avremmo potuto arrivare fino alla fine e mi sarebbe piaciuto segnare li”.

Gli Inzaghi insieme in Nazionale

“Giocammo undici minuti contro la Spagna, Zoff era l’allenatore. Io all’epoca avevo già Tommaso, nei ritiri a volte si va a dormire nella propria stanza. Chiesi alla hall di dormire con Pippo, ma ci aveva pensato già lui. Voleva controllarmi anche li”.

Lo scudetto del 2000 con la Lazio

“14 maggio 2000, lo chiamai io. E’ una data indimenticabile per noi laziali, non si può scordare. Quella mattina solo mamma e papà sapevano che sarebbero stati Campioni d’Italia ugualmente. Aveva più possibilità Pippo, ma il calcio regala questa emozioni. La sospensione di Perugia, il diluvio, il mio primo gol su rigore, poi loro rientrano in campo. Fu un qualcosa di incredibile che si materializzò”.

Gli anni da allenatore della Lazio

“Abbiamo raggiunto solo una qualificazione in Champions League in quattro anni, dispiace. L’avremmo meritata almeno in un altro anno, quello che arrivammo a pari punti con l’Inter. Ma rinuncio a un piazzamento per i tre trofei. Questi rimarranno per sempre nella bacheca della Lazio. Scudetto? Il futuro non lo prevede nessuno, altre squadre hanno altre tradizioni. Il Coronavirus, lo scorso anno, ci ha penalizzato. Prima del lockdown non avevamo infortuni e nelle ultime 13 giornate avevamo fatto 12 vittorie e 1 pari. Con la sospensione abbiamo perso giocatori e questo ci ha penalizzato. Ce la saremmo giocata”.

Allenatori di riferimento in carriera

“Allenatori di riferimento non ne ho, ho cercato di prendere il meglio da quelli che ho avuto. Se devo dire un nome allora Giuseppe Materazzi, con me ha fatto qualcosa di speciale. Ero il più giovane e mi mise titolare alla prima partita del Piacenza contro la Lazio. Ha cambiato la mia carriera calcistica, e mi ha fatto capire che un allenatore quando è convinto di una scelta non deve farsi problemi o lasciarsi condizionare”.

La Juventus

“Juve? Ha detto bene Pippo, io ho un rapporto con la Lazio e con la città di Roma. Ho figli laziali, nel calcio però può succedere di tutto. Ero tranquillo questa estate, sono diventato papà nei giorni in cui si parlava di Juventus. Ma io ero in Champions con la Lazio, ho un contratto con il club e voglio fare questo torneo con i miei ragazzi. Poi vedremo, ma sono sereno. Potevamo avere qualche punto in più, la squadra mi segue e resto fiducioso”.

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