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LOTITO LAZIO – Il presidente della Lazio, Claudio Lotito è stato ospite degli studi del Tg2, insieme a Marco Parolo e al capitano dello scudetto del 1974, Pino Wilson. Lo speciale, dedicato ai 120 anni del club biancoceleste, è stato un’occasione per parlare anche dei prossimi obiettivi. Queste le parole del patron.

I 120 anni di Lazio

“E’ stato festeggiato con grande soddisfazione, in una location unica come Sant’Angelo, con la presentazione anche di un francobollo. Una festa coronata da risultati sportivi importanti, che ci vedono proiettati verso una competizione di vertice. Abbiamo risvegliato l’entusiasmo di tanti tifosi, così come il senso di appartenenza”.

Il momento della Lazio

“La salute da un punto di vista sportivo è buono, al di là del risultato di Coppa Italia. A Napoli avremmo meritato di più, ma il calcio spesso è legato anche a episodi non controllabili. Nel rigore è scivolato Immobile, poi pali e gol annullati: partita sfortunata. La Lazio ha sempre vinto trofei contro squadre di vertice, dalla Supercoppa di Pechino contro l’Inter del Triplete”.

La Supercoppa di Ryadh

“Siamo partiti con i pronostici contro, la Juventus aveva voglia di rivalsa dopo la sconfitta patita in campionato all’Olimpico. Sembrava fosse stato un fatto occasionale, invece abbiamo confermato che non era così”.

Simone Inzaghi

“Inzaghi comincia ad acquisire la forma mentis del Maestro. Vive la Lazio come una famiglia, io gli ho dato solo i mezzi. La scelta iniziale di puntare su Simone non fu casuale. Quando divenni presidente lui si rese disponibile a tagliarsi lo stipendio, in quel contesto gli chiesi i suoi piani futuri. Mi disse che voleva fare l’allenatore, e io l’ho voluto accontentare. Su Inzaghi ho puntato sempre, ha vinto tutto dagli Allievi alla prima squadra. Ha sempre avuto un carattere predisposto verso questo tipo di attività, lavora 24 ore al giorno e conosce le dinamiche”.

Il ruolo di presidente

“Un padre di famiglia ha l’obbligo di portare le persone nello spirito di gruppo, nella voglia di portare a casa dei risultati per cercare di spronarli, dargli una motivazione in più. Tutti devono lavorare all’unisono, in modo corale. Spesso gli dico di supportarsi in campo, aiutare il compagno ed entrare in campo con ferocia e spirito di sacrificio. Loro rappresentano non solamente loro stessi, ma le passioni di tanti tifosi che vivono per la Lazio. Ci sono persone che, addirittura, si sono svegliate dal coma sentendo l’inno della Lazio. Il tifoso pretende che il giocatore scenda in campo e dia il 300%. Il mio ruolo è quello di rendere l’ambiente competitivo, devono avere l’orgoglio dell’appartenenza. Tutte le mie iniziative sono rivolte alla crescita del club”.

I tifosi

“Abbiamo portato nella tribuna autorità dei quadri famosi, per far vedere che il popolo laziale cerca di coniugare la crescita sportiva e culturale. In questo contesto, è giusto inculcare valori che sono quelli fondamentali nella società civile. Quando sono arrivato, la tifoseria veniva additata come fascista, razzista, paghiamo ancora lo scotto. Ho voluto dare dei segnali forti in controtendenza, ho introdotto un codice, fatto di regole molto precise. Siamo stati i primi in Italia a valorizzare i tifosi, non è giusto che anche gli altri paghino per gli errori di una minoranza. La maggior parte sono persone per bene, che vanno allo stadio a tifare”.

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