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FILIPPINI: “Il sogno è tornare e diventare grande con l’aquila sul petto: la LAZIO ce l’ho cucita addosso”

Il difensore mancino ammette: ““Devo essere sincero, speravo molto di rimanere in prima squadra a fare il vice Radu”…

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NOTIZIE LAZIO – Lorenzo FILIPPINI fa parte di quella “colonia biancoceleste” che si  mossa verso BARI. L’intento è quasi scontato: accumulare esperienza per poi tornare alla LAZIO ancora più forte e puntare alla permanenza in prima squadra. In pratica quanto fatto da Danilo CATALDI lo scorso anno. Il difensore mancino svela i suoi desideri, i suoi obiettivi e molto altro nella lunga intervista rilasciata a lalaziosiamonoi.it:

Lazio Primavera eliminata in semifinale di Final Eight contro il Torino. Cos’è mancato lo scorso anno per rivincere lo scudetto?
“C’è mancato poco, abbiamo perso ai supplementari in malo modo. Siamo arrivati un po’ rimaneggiati: ci mancavano uomini importanti dopo una cavalcata in Coppa Italia che ha scritto la storia. Qualsiasi squadra che gioca senza tre titolari, tra cui il capitano, va in difficoltà. Nonostante tutto è stato un grande risultato, anche se pensavamo di rivincerlo”.

Squadra rinnovata con la partenza di tanti titolari. Dopo due anni di dominio biancoceleste, in questa stagione il girone sarà più equilibrato?
“Sarà sicuramente un campionato equilibrato, orfano della Fiorentina, quindi la Lazio saprà ritagliarsi il suo spazio e se la giocherà con la Roma, il Napoli e il Palermo. Penso che il mister sappia come affrontare il campionato Primavera, poi ci sono giocatori esperti come Pollace che possono dare una mano ai nuovi. Sarà difficile imitare il nostro gruppo, nel complesso, anche nei rapporti di amicizia creati negli anni”.

Quella di mister Inzaghi sarà una Lazio 2.0, con diversi elementi provenienti dagli Allievi Nazionali e promossi in Primavera…
“Il salto dagli Allievi alla Primavera è difficile, io l’ho fatto e posso dire ai ragazzi di stare sempre attenti e concentrati perché il livello è molto diverso. Spero che possano dare una grande mano. Non li conosco individualmente, a parte Rossi che venne un anno con noi alle finali e dimostrò di essere un buon giocatore”.

Quale sarà il giocatore rivelazione del prossimo anno, quello che prenderà per mano la squadra nei momenti di difficoltà?
“Un giocatore che ritengo molto importante per la squadra è Alessandro Murgia. È un ragazzo del ’96 che quest’anno deve fare una grande stagione per approcciarsi la prossima con il calcio dei grandi, quindi deve prendere in mano la squadra. Con le sua capacità tecniche lo può fare tranquillamente. Poi c’è anche Tounkara: penso si sappia adattare bene anche se è stato aggregato alla prima squadra. Quando ci sarà bisogno di lui si farà trovare pronto, con umiltà, per far fare ai ragazzi il salto di qualità. Altrimenti non avrebbe senso farlo giocare”.

Il punto interrogativo più grande è rappresentato dalla linea difensiva, orfana del muro composto da Ilari e capitan Serpieri. Quale sarà la coppia chiamata a rimpiazzarli? Cosa puoi dirci del neo acquisto Prce?
“Ho sentito dire che ha buona tecnica e buona personalità, però non si può fare il paragone con giocatori come Ilari e Serpieri, e con la linea difensiva in genere. Comunque penso che questo ragazzo abbia le caratteristiche per fare bene, non mettiamogli troppa pressione addosso. Difesa titolare? Su Pollace non ho dubbi: sarà impiegato a destra e farà una grande stagione. Seck a sinistra è cresciuto molto, anche se ha avuto poco spazio. Quest’anno può essere il suo anno e gli faccio l’imbocca al lupo perché se lo merita, è un bravissimo ragazzo. Al centro probabilmente si adatterà Silvagni, poi dipenderà da quanti ’95 potranno giocare, e vicino a lui uno tra Prce e Mattia”.

Sarà difficile ripetere le imprese degli anni scorsi, ma mettendola sulla bilancia, quali sono i punti forti e punti deboli della squadra?
“I punti forti sono i ragazzi che negli ultimi due anni hanno fatto parte del gruppo, quindi penso a Pollace, Pace, Silvagni e Oikonomidis, poi mi aspetto tanto da Guerrieri, Seck e lo stesso Murgia. Insomma, la forza di questa squadra è il gruppo. Il punto debole potrebbe essere la linea difensiva: Prce è alla sua prima esperienza in Italia e bisognerà adattare Silvagni a centrale. Però il mister saprà sopperire a questa situazione”.

Voi avete raggiunto risultati importati e vinto trofei prestigiosi anche per merito di due allenatori molto preparati anche se apparentemente molto diversi. In cosa differiscono Alberto Bollini e Simone Inzaghi?
“Sono entrambi grandi allenatori che ci hanno portato a raggiungere traguardi importanti, uno lo Scudetto e l’altro la Coppa Italia. Sono abbastanza diversi nel modo di gestire il gruppo: Inzaghi lo vive più da calciatore, è più vicino a noi anche per età. Bollini uguale: magari gestiva in modo diverso il gruppo ma in modo sempre efficiente e ci ha fatto raggiungere grandi risultati. Anche lui aveva un gran rapporto con tutti. L’unica differenza è che magari con Inzaghi si poteva anche scherzare, mentre mister Bollini era un po’ più serio, ma è una questione di carattere, nulla di più”.

Torniamo al calcio giocato. Domenica parte ufficialmente il campionato della Primavera, ma a breve ci sarà una partita che vale un trofeo. Un pronostico per la finale di Supercoppa Italiana tra Chievo e Lazio?
“Innanzitutto c’è da dire che la Supercoppa è il nostro unico rimpianto nei quasi tre anni passati in Primavera, perché è l’unica cosa che ci è sfuggita. Spero che i ragazzi la riportino perché sarebbe un trofeo meritato. Penso che se la Lazio gioca come sa, se si mette in testa di vincere, non avrà problemi a battere il Chievo”.

Dopo due stagioni giocate a buon livello, sembrava essere arrivato il tuo momento. Un pensierino a rimanere alla Lazio ce l’avevi fatto…
“Devo essere sincero, speravo molto di rimanere in prima squadra a fare il vice Radu. Però la società ha deciso di tesserare Edson e quindi io sono venuto a Bari in prestito. Sono qui per crescere e per tornare alla Lazio, però onestamente ci speravo molto a rimare come alternativa anche perché nel ritiro ho fatto bene”.

La Serie B è un campionato di assoluto livello, ideale per crescere in tranquillità, lontano dalle pressioni della Capitale. Raccontaci del tuo primo impatto a Bari…
L’impatto è stato incredibile. La prima volta che sono entrato al San Nicola, era una partita di Coppa Italia, e c’erano 20mila persone a vederla. Quindi, la piazza non la devo raccontare io perché è una cosa pazzesca. Spero di giocare il più possibile e di mettere in difficoltà in mister, anche se la squadra è allestita per raggiungere obiettivi importanti. Spero di ritagliarmi il mio spazio anche se so che non sarà facile. Sulla fascia me la giocherò con Calderoni che sta qui da diverso tempo, cercherò di fare bene”.

In Puglia ritrovi compagni biancocelesti come Rozzi e Minala. Come si stanno adattando a questa nuova dimensione e cosa vi riserva il futuro?
“Il pensiero della società è di riportare a Roma tutti i ragazzi che sono in prestito e penso che anche Antonio e Joseph abbiano bisogno di questa esperienza per crescere. E non perché non siano pronti, ma perché alla Lazio la rosa è già ampia e per un giovane la cosa più importante è giocare. Quindi se per trovare spazio dobbiamo venire a Bari, ben venga. Rispettiamo le scelte della società”.

La squadra di Devis Mangia ha ambizioni di promozione e l’ex tecnico dell’Under 21 punta su un gruppo ben consolidato. Qual è il tuo ruolo preferito? In che zona di campo pensi di avere più possibilità?
“Il mio ruolo è sempre stato il terzino, quindi se devo dire un ruolo preferito dico largo a sinistra. Però se c’è bisogno non ho problemi ad adattarmi come centrale”.

Al termine dell’esperienza al Bari, qual è il tuo obiettivo personale nell’immediato e quale quello a lungo termine?
“Nell’immediato il sogno è quello di tornare alla Lazio e con il tempo diventare un punto di riferimento per la società. Vorrei diventare grande con l’aquila sul petto perché ci sono cresciuto ed è la piazza che mi ha dato tanto. Ho quella maglia cucita addosso e voglio cercare di impormi come giocatore, regalando gioie ai tifosi”.

La società è intervenuta in modo consistente sul mercato, senza cedere alla tentazione di vendere i suoi giocatori migliori. In considerazione di ciò, che Lazio ti aspetti quest’anno?
“La Lazio ha costruito una squadra molto valida. Io sono stato in ritiro con la squadra e sono tutti vogliosi di far bene e di riprendersi quello che è mancato nella scorsa stagione. Il mister è molto preparato e attento ad ogni dettaglio, quindi penso che si possa fare una grande stagione”.

Da quando è iniziato il ritiro tu sei stato sempre in gruppo con la prima squadra. Durante questo periodo, chi ti ha stupito di più?
“Per me è stata un’esperienza bellissima e tutti mi hanno stupito. Però, se dovessi dire un giocatore in particolare, direi Cana per l’umanità, l’umiltà e la professionalità che ha: mi ha aiutato in tutto e per tutto. Ad Auronzo ho fatto sempre il centrale e lui era sempre pronto ad aiutarmi, non a rimproverarmi. Se sbagliavo mi dava qualche consiglio e prima di andare via mi ha regalato anche due paia di scarpini. È veramente una grande persona”.

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