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Roma-Lazio 1-3, quando Mancini portò il calcio a Roma

C’ERA UNA VOLTA – 1 novembre 1997, la Lazio domina il derby…

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C’ERA UNA VOLTA – Una strana patologia. Basta pronunciare la parola, derby, e lo stomaco si chiude. Derby. E le vene pompano sangue all’impazzata. Derby, e il sonno sparisce. Per due volte l’anno la Città Eterna è contagiata, nessuno ha mai cercato un rimedio perché, in fondo, agli abitanti piace quel senso di smarrimento che solo questa partita riesce a trasmettere. Cinque semplici lettere che sconvolgono una giornata di festa: niente passeggiata mattutina, niente pranzo e pasticcini. Per due volte l’anno c’è il derby, il resto non conta.

Era sempre novembre, l’anno il 1997, la partita la stessa. Roma-Lazio: inutile spiegare a chi non è tifoso che, anche se l’impianto è lo stesso, esiste casa e fuori casa. I giallorossi arrivano alla stracittadina da favoriti, forti dello spettacolo che Zeman sa offrire. Per i biancocelesti qualche passaggio a vuoto inatteso. La partita è scorbutica come ogni derby che si rispetti, Favalli contribuisce a renderla ancora peggiore: il terzino stende Tommasi, espulsione. L’orologio ha fatto solo sette giri. I tifosi laziali cadono nello sconforto, ma non hanno fatto i conti con mister Eriksson che toglie Almeyda per inserire Negro, Mancini va sull’out di sinistra. Lucida follia quella dello svedese, la mossa si rivelerà vincente. Il primo tempo si chiude sullo 0-0, la Lazio non è riuscita a creare un pericolo alla porta romanista. La ripresa, però, porta gradite sorprese. Nesta anticipa Totti, verticalizza immediatamente per Casiraghi che allarga sulla sinistra per Mancini. Il numero 10 vede Servidei, lo sfida. Un gioco da ragazzi saltarlo, nonostante il ritorno di Tommasi. Più complicato prendere l’incrocio, ma all’epoca non si portavano i numeri sulle spalle a caso, la palla termina la sua corsa proprio sotto il sette. La Lazio è in vantaggio, incredulità e felicità si mischiano. E aumentano 10 minuti dopo quando ancora Mancini pennella per Casiraghi, spaccata e gol sul palo difeso da un colpevole Konsel. La Roma è annientata, Nedved passeggia sui resti giallorossi, il 3-0 è la miccia che accende la Curva Nord, già pronta a ringraziare i suoi beniamini. Il gol di Delvecchio è buono solo per aumentare il bottino personale dell’attaccante, ma la gloria eterna appartiene a Marchegiani, Pancaro, Nesta, Lopez, Favalli, Fuser, Almeyda, Jugovic, Nedved, R.Mancini, Casiraghi. Undici eroi, la vittoria ha i loro volti.

E’ l’inizio del ciclo che porterà la Lazio sul tetto del mondo, da quella lezione al suo ex tecnico parte la cavalcata biancoceleste. “E’ una partita che vale molto, può essere la svolta”. Anche Pioli conosce la favola laziale, adesso vuole scrivere un’altra pagina.

Matteo Vana

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