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Lazio, 10 anni di esordi in Serie A: quando la storia è “magistra vitae”

LAZIONEWS.EU – Dal 2006 al 2016: un’excursus sugli esordi e i finali di campionato dei biancocelesti…

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LAZIONEWS.EU – Dimidium facti, qui coepit, habit”. Il pedagògo Lotito, affezionato ai latinismi, citerebbe volentieri questa locuzione oraziana, che letteralmente significa: “Chi ben comincia è a metà dell’opera”. Se non fosse che, per la sua Lazio e per i meno eruditi, sembrerebbe più adatto il proverbio: “I cavalli vincenti si vedono alla fine della corsa”. Iniziare bene, dunque, per finire male. E viceversa. I biancocelesti ne sono la prova lampante: numeri e storia molto spesso segnano le vicende future, e se il discorso vale anche per la stagione appena cominciata, i più scaramantici possono iniziare a preoccuparsi.

“L’INIZIO E’ LA PARTE PIU’ IMPORTANTE DEL LAVORO” – Negli ultimi dieci anni, la Lazio ha alternato delle prime  entusiasmanti a dei pessimi inizi di campionato. Partendo dal 2006, quando a Milano contro i rossoneri la squadra di Delio Rossi perse 2-1: quell’annata resterà impressa nella mente dei tifosi grazie al terzo posto conquistato e la storica qualificazione in Champions League. Subito dopo, si avvicendano tre anni difficili: nonostante un esordio felice, i biancocelesti si ritroveranno a fare i conti con una classifica deludente. 2007, Lazio-Torino finisce 2-2, ma Rocchi & co. alla 38esima di campionato sono dodicesimi. Nel 2008 il copione si ripete: inizio col botto (Cagliari-Lazio 1-4), ma i capitolini finiscono decimi. L’anno successivo all’Olimpico arriva l’Atalanta. Risultato favorevole ai padroni di casa che, però, chiuderanno la stagione in dodicesima posizione. Nel 2010 siede in panchina ancora Edy Rejache esordisce con una sconfitta in casa della Samp: quell’anno, nonostante la falsa partenza, la Lazio riuscirà a centrare l’obiettivo Europa League. Nella stagione successiva, il tecnico di Lucinico farà addirittura meglio: Lazio-Chievo Verona si chiude sullo 0-0, ma alla fine i biancocelesti otterranno il quarto posto. “L’inizio è la parte più importante del lavoro”, scriveva Platone. Ma la storia dell’ultimo decennio biancoceleste, a quanto pare, va in controtendenza.

HISTORIA MAGISTRA VITAE – Cicerone, nel 55 a.C, aveva già capito tutto. Nel 2012 arriva a Roma Vladimir Pektovic, che parte bene, ma finisce sempre peggio: la sua prima stagione si apre con una bella vittoria a Bergamo, ma a giochi fatti la Lazio si ferma alla settima posizione. Poi, il colpo di scena: nella celebre finale del 26 maggio 2013 contro la Roma, Lulic regala ai laziali la Coppa Italia. Qualche mese dopo si riapre il campionato e, davanti al pubblico di casa, le aquile superano l’Udinese per 2-1. Peccato però che, alla fine, i biancocelesti chiuderanno la stagione al nono posto. L’anno dopo a Formello entra in punta di piedi Stefano Pioli: un’alba traumatica (Milan-Lazio 3-1), ma il tramonto è indimenticabile: la brigata biancazzurra, spinta dalle magie di Felipe Anderson, fa l’impresa arrivando terza. 2015, l’anno del brusco risveglio: la stagione, iniziata con una confortante vittoria casalinga contro il Bologna, finirà nel peggiore dei modi. Il tecnico parmense, dopo una trafila di risultati negativi, uscirà di scena lasciando il posto a Simone Inzaghi: la Lazio chiuderà all’ottavo posto.

ANNO NUOVO, TUTTA UN’ALTRA STORIA? – La teoria dei corsi e dei ricorsi storici, decantata da Giambattista Vico, vale anche per il calcio. Tanto che, anche quest’anno, la Lazio ritrova all’esordio l’Atalanta. 20092012, e 2016: tre vittorie su tre, e due finali già scritti. L’anno di Ballardini è stato senz’altro tra i più complicati: nonostante tutto, a chiusura di una stagione maledetta arrivava, ad alleviare le pene dei tifosi, la vittoria in Supercoppa italiana. Anche nel 2012, con Pektovic, si materializzò sul campo un totale fallimento, che poi passò in secondo piano con la storica conquista della Coppa Italia contro i giallorossi. Il passato racconta di disastri annunciati, tuttavia con finale a sorpresa; oppure di avvii a suon di gol, ma con epiloghi  sconfortanti. I tifosi stanno a guardare, mentre Inzaghi è già pronto a sovvertire le statistiche. Stavolta, con un occhio rivolto alle stagioni precedenti, lui, che la storia della Lazio la conosce a menadito. Anche perché, come spesso accade, “chi non impara dal passato, è condannato a riviverlo (P.Levi)”.

Michela Santoboni 

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