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Fabio Poli: “Il mio gol valse una grande impresa” E su Fascetti e Fiorini…

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LAZIO FABIO POLI INTERVISTA – 5 luglio 1987: a Napoli si gioca Lazio – Campobasso, sfida valida per gli spareggi della Serie B. I biancocelesti di Eugenio Fascetti strappano la permanenza in serie cadetta grazie al gol di Fabio Poli, che decide la sfida per 1-0. In occasione del trentaseiesimo anniversario del match è intervenuto proprio l’ex attaccante dei capitolini in un’intervista esclusiva ai microfoni di Lazionews.eu per ricordare quel momento e quella stagione.

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ESCLUSIVA Lazionews.eu: l’intervista a un’icona della Lazio come Fabio Poli

Prima di tutto un pensiero riguardo Vincenzo D’Amico, che purtroppo di recente è venuto a mancare.

“Il ricordo è quello di una persona speciale, generosa, gioiosa, sempre disponibile. Io quando sono venuto alla Lazio è stato l’ultimo anno con lui, è sempre stato disponibile in qualsiasi momento. Lui, essendo l’uomo di più valore di questa squadra e il più considerato in quella città, ha sempre aiutato tutti. Lo ricordo veramente con grande affetto: una persona, disponibile, gioiosa, quasi perfetta, oltre chiaramente alla qualità calcistica che era impressionante”.

La Lazio in quegli anni non viveva assolutamente un periodo facile: come vi eravate preparati a quella sfida? Eravate consapevoli dell’importanza del momento?

“Sapevamo che potevamo avere una conclusione spiacevole dopo un campionato difficile. Sapevamo di essere più forti degli altri ma purtroppo abbiamo incontrato delle difficoltà verso la fine, siamo proprio crollati fisicamente, mentalmente e psicologicamente, non ce la facevamo più. Eravamo consapevoli del momento, certamente c’erano delle paure dentro di noi anche se ti sentivi il più forte, facevamo fatica. Fortunatamente qualcuno ha voluto che sia Fiorini che Poli si trovassero nei momenti giusti al posto giusto per far si che fosse un’annata speciale per la Lazio, per noi e per i tifosi che se lo meritavano, sono stati fantastici”.

Come nasce il suo gol: cos’ha pensato nel momento in cui è partito il cross di Piscedda? Che emozione è stata segnare quella rete?

“Quando ho visto il cross ho trovato la forza di andare e scegliere il tempo. Il gol è stato bello, perché alla fine è stato un bel gol, sono saltato molto di testa, ma anche il portiere è stato un po’ indeciso, poteva fare meglio in quella situazione. Ma per fortuna che è successo questo: ci siamo salvati e abbiamo fatto una grande cosa, una grande impresa di cui ce ne siamo accorti nel tempo”.

Aveva pensato prima della partita che potesse essere lei l’uomo decisivo?

“Tutti noi speravamo di esserlo, tutti i giocatori sperano di fare delle cose importanti nella loro carriera e nella loro vita. C’è poi a chi accade e a chi no, io sono ricordato per questa grande cosa, ma credo che quella squadra è stata veramente una squadra di ragazzi fantastici e di persone fantastiche, di qualità calcistica importante per quella categoria. Il merito poi va a tutta quella squadra e non solo a Fabio Poli o a Giuliano Fiorini”.

A distanza di tempo, che sensazioni ha a ripensare a quel momento e a quella giornata?  C’è un ricordo di quella stagione che più di tutti le è rimasto impresso? 

“I ricordi sono tantissimi di quella stagione, ma quelli più importanti sono degli altri 36 anni dopo quel momento. Ho avuto manifestazioni di grande importanza, i tifosi mi hanno fatto sentire veramente importante, sono venuti a trovarmi a casa mia. Tante volte li incontro, sono speciali, sono amico con tanti e con molti sono andato anche a mangiare insieme. Queste sono le cose importanti. Ogni volta quando incontro un tifoso della Lazio sembra che io sia uno che abbia fatto chissà che cosa. Credo di aver fatto un gol importante, però il tifoso della Lazio è fatto così, fa di tutto per la propria squadra”.

Il suo rapporto con Fascetti, invece, com’era? Vi aveva parlato in modo particolare nei giorni precedenti alla partita?

“Fascetti era un uomo duro, un uomo tosto, burbero. Io ho avuto con lui una discussione alla fine che poi si è risolta in un colloquio importante, abbiamo capito che entrambi avevamo sbagliato a rispondere in un certo modo dopo la partita di Pisa. Però il rapporto era bellissimo con tutti, lui amava proprio i suoi giocatori. Era una persona molto burbera, tosta, bisognava capirlo già da come lo incontravi la mattina: magari una mattina ti salutava e quella dopo no. Era fatto così, era il suo carattere. Ho capito nel tempo, come tutti, che era una persona e un tecnico straordinario. In quel momento lì è stato veramente bravo come allenatore”.

Quindi, Fascetti è stato l’uomo giusto per quella stagione così complicata?

“Senza una potenza di uomo così sarebbe stato difficile combattere ciò che stava accadendo a noi. Tutti siamo rimasti anche perché lui è stato duro nel chiederci se volevamo rimanere a combattere o andare a divertirsi da un’altra parte. Parlando chiaramente: ‘Vi potete togliere dai c******i!’. Noi ovviamente siamo rimasti tutti lì con lui e abbiamo fatto una grande impresa”.

Per concludere, un ricordo su Giuliano Fiorini? Quanto è stata importante la sua figura in quella stagione?

“Giuliano era uno di quei personaggi che dentro una squadra ci vorrebbero sempre, anche al giorno d’oggi. E non solo come giocatori, ma anche come persona, come lo era D’Amico. Erano bravi a scherzare, a levare un po’ di tensione, anche se poi magari quando entravano in campo erano più tesi loro degli altri. Era una persona speciale, un mio amico. Siamo entrambi di Bologna e abbiamo giocato insieme nel Bologna, eravamo veramente amici. Lo posso ricordare solo come un mio fratello più grande. Quando è successo della sua scomparsa per me è stata una roba veramente devastante, io per lui avrò sempre parole e ricordi bellissimi, come per tutti i miei compagni di squadra. Io ero un po’ più freddo di lui, ma lui era veramente un uomo che si era legato quella maglia addosso, era proprio legato a questa società. Dentro queste squadre vieni proprio preso e attratto dentro, lui è stato uno di quelli che la maglia se l’è proprio tirata dentro, la sentiva molto. Noi lo vedevamo che lui era veramente preso da questa squadra, ha dato tutto per questi colori. Peccato che purtroppo ci ha lasciati, troppi ragazzi giovani se ne vanno via troppo presto”.

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Andrea Castellano

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