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Matosevic, l’anno perfetto: da Inzaghi a Pioli, fino alla chiamata in Nazionale

LAZIONEWS.EU – Un momento da incorniciare per il giovane portiere biancoceleste….

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Pubblicato il 31/12 2015 alle 12.00

LAZIONEWS.EU – La vera novità, quest’anno, non arriva dai grandi di Pioli, non porta il nome di un goleador, ha piuttosto il volto fresco di un astro nascente. E’ diventato l’elemento fondante della giovane Lazio di Inzaghi e da quando è sbarcato a Roma non ha di certo fatto rimpiangere il mito di Guerrieri. Kristjan Matosevic, professione portiere, con quell’umiltà che più volte lo stesso tecnico biancoceleste ha sottolineato, è riuscito a conquistarsi la fiducia non solo del gruppo, ma anche quella del pubblico lazialeNato a Koper il 5 giugno 1997, l’estremo difensore della Primavera, che ha doppia nazionalità croata e slovena, è approdato in Italia prima a Catania, poi, ad agosto, in quel di Formello.

IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI. Portieri si nasce. Chi lo sa bene è proprio il numero 66 della Lazio che in giovanissima età, dopo aver provato la porta, ha impiegato davvero poco ad innamorarsi dei guantoni. Per Kristjan, il suo colpo di fulmine sarà la svolta della vita, quella verso il calcio professionistico: supportato dalla famiglia, mamma Age su tutti, arriva a Roma, dopo l’addio di Guerrieri chiamato da Pioli ad Auronzo. A inizio campionato, lui, lo sconosciuto sloveno, lo aveva annunciato: “Guido è un grande portiere, voglio fare come lui ed anche di più”. Nessun timore reverenziale, dunque: il ragazzone di Koper da subito non ha avuto paura del confronto con l’amatissimo estremo difensore biancoceleste.

CATANIA-ROMA A/R. Ad Agosto arriva in prestito dal club siciliano, dopo una parentesi alla Triestina. A Formello ha trovato il sostegno di tutti i compagni, specialmente di Rokavec e Prce, complice la lingua comune. Una stagione che, per lui, inizia col botto: esordio fortunato in una partita da incorniciare a Pescara, finita 4 a 0 per le aquile. Da lì, 15 partite su 15 e ben 1380 minuti di gioco: i numeri di questa prima fase del campionato di Primavera parlano chiaro. Inzaghi lo ha da subito inquadrato, tre aggettivi intrisi di fatica e serietà: responsabile, umile e volitivo. Un’ammirazione reciproca da parte del numero 1 laziale, che definisce a sua volta il tecnico come il vero motivatore del gruppo, il primo a credere nelle potenzialità di ciascuno dei suoi. La parata più importante arriva nella sfortunata finale di Supercoppa Italiana contro il Toro: sul calcio di rigore di Martino è istinto puro, basterà a fermare i padroni di casa, ma purtroppo solo per un tempo. Il 20 dicembre finalmente arriva anche la chiamata in prima squadra, a seguito dell’infortunio di Marchetti: contro l’Inter, l’amuleto Kristjan siede in panchina, tra i grandi.

SOGNANDO CASILLAS – Tutti hanno un idolo, il suo porta il nome del campione del mondo Iker Casillas. Esplosività, riflessi e senso della posizione: questo è quanto ha da migliorare Kristjan che, rispetto al suo mito, possiede parecchi centimetri in più. Come Iker, anche il giovane aquilotto sta dimostrando di essere un buon ‘para-rigori’, ma sente di dover migliorare tecnicamente e in velocità.Con i piedi” ha affermato, “me la cavo abbastanza bene”. “Vorrei l’esperienza di un portiere come Dida, un altro modello a cui faccio spesso riferimento”.

ORGOGLIO CROATO –  A 17 anni ed 11 mesi arriva anche l’esordio nell’Under 18 croata. Un’altra soddisfazione dopo un anno di cambiamenti e di continua crescita. Il portiere si è detto felice della chiamata, più che meritata, soprattutto per l’impegno costante ed il lavoro fatto finora con la Lazio. La Nazionale per lui resta un obiettivo fondamentale: l’orgoglio e l’amore per le origini che non ha mai dimenticato e sente fortemente di voler rappresentare. Carattere pacato, fuori e dentro il campo, allo stesso tempo una personalità determinata a diventare un leader del gruppo e tra i pali. Kristjan costruisce pazientemente la sua fortuna, partita dopo partita, a suon di parate: all’orizzonte scorge il sogno della serie A, magari proprio con l’aquila sul petto.

 

Michela Santoboni

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