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ONAZI: “Ricordo i miei primi scarpini come fosse ieri. Che gioia poi la vittoria con la Bosnia”

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Tempo di lettura: 3 minutiNOTIZIE SS LAZIO- Voleva fare la differenza in ogni partita e non ha tolto mai la gamba. Non l’ha tolta nemmeno quando Matudì è entrato con un contrasto duro che ha procurato al nigeriano una brutta distorsione alla caviglia. Ora sta cercando di recuperare la forma per rientrare già dalle prime giornate di campionato. In un’intervista a Complete Sports Eddy ONAZI  racconta un po’ di se stesso e del suo mondiale brasiliano:

Come descriveresti il Mondiale appena trascorso?

“È stato un grande momento per me, è un’esperienza che rimarrà per sempre nella mia memoria. Tutti i giocatori di calcio desiderano competere ad alti livelli, sono contento di aver vissuto una simile avventura nella mia vita di calciatore. La Coppa d’Africa mi ha portato in dono una grande soddisfazione, ma giocare in Coppa del Mondo è tutta un’altra cosa, difficilmente si dimentica. Sarò sempre grato a Dio per la sua misericordia e il suo supporto”.

Che cosa hai imparato in Brasile?

“In primo luogo, mi sono reso conto che disputare la Coppa del Mondo non è un gioco da ragazzi, e che devi essere in forma ottimale per fare bene. Inoltre, giocare al fianco di alcuni dei migliori calciatori al mondo come Lionel Messi mi ha dato coraggio, mi ha fatto capire che se continuerò a lavorare duramente potrò diventare quello che voglio. È stato divertente trovarsi di fronte Messi, lui è un genio”. 

Qual è stato il miglior momento?

“Il mio momento più bello è stato quando abbiamo vinto contro la Bosnia. In Coppa del Mondo difficilmente puoi rimediare agli errori commesse, si deve essere preparati per questo. La nostra gara d’esordio contro l’Iran è stata dura, avrei potuto segnare ma non l’ho fatto: grazie a Dio non abbiamo perso, anche se la maggior parte di noi non era contenta del gioco messo in mostra. Contro la Bosnia è stato in assoluto il mio miglior momento, quella vittoria ci ha permesso di restare nella competizione. Mi sentivo euforico perché avevamo ben figurato, la fiducia in noi stessi era notevolmente aumentata. Anche la sfida con Argentina ci ha dato grande gioia perché abbiamo dimostrato di che pasta siamo fatti. Abbiamo perso, è vero, ma abbiamo dato prova della nostra forza. Poi ricordo con piacere anche i momento trascorsi fuori dal campo con i miei compagni di squadra, nelle nostre camere d’albergo; quando ci potevamo rilassare, parlavamo delle partite e pensavamo al prossimo avversario. I Mondiali sono anche questo: ci hanno dato la possibilità di fare gruppo, di scherzare e imparare dai nostri errori. Eravamo come una famiglia, era come stare a casa ma lontano da casa”.

Che città hai visitato in Brasile?

“Non ci era permesso di uscire per visitare le città, probabilmente per motivi di sicurezza. Tuttavia, devo confessare che il Brasile è un grande paese, il mio soggiorno è stato davvero piacevole”.

Se non avessi fatto il calciatore?

“Il calcio è sempre stata la mia prima scelta, ringrazio Dio per avermi reso quello che sono oggi. Sto vivendo il mio sogno. Senza il calcio sarei diventato ragioniere, ma questo mondo è la mia vita, per il momento ho dovuto mettere da parte la matematica e i calcoli”.

Ricordi i tuoi primi scarpini?

“Lo ricordo come fosse ieri, me li regalò mio fratello”.

C’è un’esperienza in particolare che ti fatto crescere?

“Potrei parlare un mese intero della mia crescita, di come sono diventato un uomo maturo, potrei scriverci un libro intero. Io non so cosa sarei diventato se Dio non avesse fatto parte della mia vita”.

Com’è il rapporto con i tuoi genitori?

“I miei genitori mi sono sempre stati accanto. Mi hanno sempre sostenuto nella mia carriera di calciatore, senza trascurare mai l’istruzione. Ho sempre pregato Dio per diventare un calciatore professionista di successo, volevo giocare in Europa, e così è stato. Ringrazio Dio e mio padre, il profeta TB Joshua per il suo sostegno paterno. Mi vide e dal nulla mi permise di arrivare dove sono oggi”.

Preferisci la cucina europea o africana?

“Sono orgoglioso di essere un africano e lo sarò sempre. Il mio piatto preferito è l’insalata di riso”.

Torniamo al fallaccio di Blaise Matuidi…

“Dopo la partita, Blaise mi ha raggiunto per spiegarmi che non voleva farmi male, la sua intenzione era di andare sulla palla. Mi è venuto a cercare per chiedermi scusa, era molto triste del fatto che dovessi salutare il Mondiale in quel modo”.

Come è stato giocare per Stephen Keshi?

“Lui è uno dei migliori allenatori con cui ho lavorato. Sono sempre felice di allenarmi ai suoi ordini, è paziente e ti permette di sbagliare. La sua fiducia mi ha permesso di andare avanti in Coppa del Mondo e credo che la Nigeria sia fortunata ad avere un ct come lui. Ha grandi idee per questa nazione, e se gli verrà permesso di attuarle il calcio nigeriano ne trarrà grandi benefici”.

Le qualificazioni per la prossima Coppa d’Africa sono alle porte…

“Faremo di tutto per difendere il trofeo che abbiamo vinto in Sud Africa”.

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