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GABBIADINI ITALIA INGHILTERRA – L’attaccante del Southampton e della Nazionale italiana Manolo Gabbiadini, che ha tentato l’avventura inglese dopo essere stato scaricato dal Napoli, ha parlato alla pagina ‘Facebook’ ‘Il calcio inglese’ delle differenze tra Serie A Premier League.

ATMOSFERA – “L’atmosfera cambia parecchio, se in Inghilterra giochiamo contro l’ultima in classifica, lo stadio sarà quasi certamente sempre pieno. In Italia no. Ad esempio, abbiamo giocato in Carabao Cup e la partita era praticamente sold-out. E poi a cambiare è proprio la mentalità del tifoso. Fa tanta differenza anche avere i supporters vicino al campo, sentirli e quasi vederli in faccia, esultare con loro per i gol, andare a salutarli a fine partita. In Italia ci sono tanti stadi belli, come ad esempio l’Olimpico di Roma, ma tra la pista di atletica e le tribune alzate, avere un rapporto del genere, purtroppo, è praticamente impossibile”.

AVVENTURA INGLESE – “Per un italiano pignolo come me non è semplice l’impatto con uno spogliatoio inglese. Per niente. Qui anche se il risultato della partita è negativo, quando entriamo nello spogliatoio i miei compagni restano arrabbiati per un po’ ma poi finisce lì. All’inizio ho fatto fatica ad accettarlo. Anche i tifosi non ti mettono molta pressione, a differenza di quelli italiani che discutono per tutta la settimana. Per questo certe pressioni devi creartele da solo, altrimenti rischi di entrare in campo meno carico”.

VITA INGLESE – “Quando sono arrivato il mio inglese era a zero, adesso siamo sul tre, sto migliorando. Il calcio inglese è bello così, nel bene e nel male. Di sicuro posso dirti che cambierei il clima (piove di media 3/4 giorni alla settimana) e soprattutto il cibo. Venendo da realtà come Genova e Napoli, posso assicurarvi quantomeno che la pizza qua non è pizza. Ma a loro va bene così, hanno gusti diversi dai nostri. Ad esempio, una sera durante un ritiro in Spagna ho provato a far assaggiare dei calamari ottimi ai miei compagni, ma si sono rifiutati. In generale, diciamo che gli inglesi tendono a non essere molto propensi al cambiamento”.

QUALE COMPAGNO ITALIANO VORREBBE – “Due nomi su tutti sono Pirlo e Di Natale. Qua in Inghilterra in generale le difese sono meno ‘organizzate’ da un punto di vista tattico, perciò con la loro intelligenza e visione di gioco avrebbero potuto di certo fare grandi cose”.

LA SORELLA CALCIATRICE – “Non solo mia sorella, ma gran parte della mia famiglia è appassionata di calcio, e anche mio padre e i miei cugini ci giocavano. Quando mia sorella, che è più grande di me, giocava, andavamo quasi sempre a vederla. Ciò ha fortificato molto il nostro rapporto: tuttora, anche se non ci vediamo spesso, ci sentiamo regolarmente. Però penso che avrei giocato lo stesso”.

RAPPORTO CON GLI ARBITRI – “Fischiano un pochino meno ma pensavo molto meno; dalla scorsa stagione, anzi, fischiano un po’ di più. Ho preso un paio di ammonizioni che non avrei mai pensato di pretendere qua. Per quanto riguarda il VAR, in Italia è stata una buona mossa per spazzar via molti dubbi. Certo è che, essendo appena stato introdotto, ha bisogno di assestamento. L’unica pecca a mio avviso è che si perde troppo tempo per far andare l’arbitro a controllare lo schermo. La squadra arbitrale, in quanto squadra, dovrebbe prendersi più responsabilità”.

BOTTA E RISPOSTA – “Fish & chips o pizza? Pizza. Pie o torta della nonna? Non so cosa sia la pie. Birra o vino? Vino. Bianco o rosso? Rosso. Colosseo o Big Ben? Tutti e due. Var sì o no? Sì”.

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