Restiamo in contatto

NOTIZIE

Il tormentato ZEMAN, cuore del calcio con il suo dogmatico e criticato 4-3-3. E contro la LAZIO sono sempre scintille…

L’ALTRA PANCHINA – La trentennale carriera del tecnico boemo è stata costellata di gol e spettacolo, con delle costanti assolutamente immancabili…

Pubblicato

il

L’ALTRA PANCHINA – In occasione della decima giornata di campionato, stagione 2014-15, torna la rubrica di Lazionews.eu dedicata all’allenatore avversario. Il racconto di carriera, peculiarità tattiche, curiosità e precedenti con la LAZIO. Stasera allo ‘Stadio Olimpico’ c’è LAZIO-CAGLIARI, i sardi del mago boemo Zdenek ZEMAN che ha finalmente cominciato a ingranare con i rossoblu. L’ex tecnico biancoceleste non ha di certo bisogno di troppe presentazioni, per lui parla la carriera.

LA CARRIERA – Zdenek Zeman nasce a Praga il 12 Maggio del 1947, il  padre Karel è un primario dell’ospedale di Praga, la madre Kvetuscia Vycpalek è casalinga Zeman parte nell’estate del 1968 per andare a trovare lo zio Cestmir in Sicilia. Torna in patria, ma dopo un anno torna in Sicilia alla ricerca della libertà che non esisteva più nel suo paese natale dopo l’invasione sovietica. Si iscrive all’ISEF di Palermo, dove si diploma con il massimo dei voti discutendo una tesi sulla medicina dello sport. Ottiene la cittadinanza italiana nel 1975 e in Sicilia conosce  la sua futura moglie Chiara Perricone che gli darà due figli, Karel ed Andrea. Nel 1983 arriva la chiamata del Licata dopo le giovanili del Palermo e diverse piccole squadre, arriva alla c1, poi viene chiamato dal Foggia dei fratelli Casillo, affascinati dai suoi metodi rivoluzionari e nella stagione 1986-87 arriva ad allenare i pugliesi ma viene esonerato dal presidente, convinto che il boemo si fosse già accordato con il Parma. Dopo la parentesi molto breve in gialloblu in Serie B, rimane in cadetteria tornando però in Sicilia, al Messina: lì scopre un certo Totò Schillaci. Nel 1989 Casillo lo rivuole con sè facendo nascere così il ‘Foggia dei miracoli’ con due futuri biancocelesti come cardini, Roberto Rambaudi e Giuseppe Signori, che Zeman reinventa attaccante. La stagione successiva, quella della definitiva consacrazione dello spettacolare 4-3-3 ottiene in 38 partite 51 punti con 67 gol, ma soprattutto il primo posto in classifica che gli vale la Serie A. Nei tre anni seguenti alla guida dei pugliesi il boemo arriva anche a sfiorare la qualificazione in Coppa Uefa, lanciando giocatori come Baiano, Chamot e Petrescu. Nel 1994 sbarca a Roma, voluto fortemente alla Lazio dal patron Cragnotti per tornare ‘al tavolo delle grandi’. Zeman riporta in biancoceleste Rambaudi, Chamot e Signori. Nonostante alcune partite segnate da episodi sfavorevoli, la Lazio arriva seconda in campionato e arriva per la prima volta nei quarti di una competizione europea. Nel 1997, dopo due anni comunque positivi in cui viengono alla luce anche Alessandro Nesta e Pavel Nedved (non due qualunque), viene esonerato per alcune incomprensioni. Pochi mesi dopo torna in panchina, ma stavolta sull‘altra sponda della Capitale, quella giallorossa. Alla guida della Roma riporta i tifosi allo stadio con il suo calcio spumeggiante e divertente, nonostante la macchia dei quattro derby persi in una sola stagione. Senza troppe apparenti spiegazioni però nel 1999 termina l’avventura romanista, lasciando molto amareggiato il boemo. Dopo la travagliata esperienza turca al Fenerbahce, Zeman torna in Italia, al Napoli neopromosso. All’ombra del Vesuvio però rimane solo un anno, dopo un esonero tra una rosa non adatta e alcuni ‘misteri’ societari. Nel 2001 decide di ricominciare alla Salernitana, ma alle soglie del 2003 termina la storia non troppo d’amore con i granata, fatta di promesse e speranze non mantenute, nonostante i buoni risultati (ancora una volta) ottenuti sul campo, che è sempre quello che conta di più. Dopo una retrocessione amara con l’Avellino, Lecce, Brescia e ancora Lecce Zeman torna ad allenare all’estero, alla Stella Rossa di Belgrado. Nel 2010 il boemo torna al ‘suo’ Foggia, riacquistato da Casillo, ancora una volta concludendo con il miglior attacco del campionato. Nel 2011 diventa l’allenatore del Pescara riportando la squadra adriatica in Serie A dopo una galoppata entusiasmante terminata con 83 punti in 42 partite, 26 vittorie, 12 in trasferta, 90 gol realizzati e giocatori lanciati del calibro di Verratti, Immobile e Insigne. Nel giugno 2012 un altro ritorno, stavolta alla Roma: dopo la sconfitta interna con il Cagliari termina la seconda non esaltante esperienza giallorossa. Il 2 luglio 2014 diviene allenatore proprio dei sardi del neopresidente Giulini.

LA TATTICA – Una carriera tormentata a dire poco, ma sempre con coerenza e con una costante: bel gioco, entusiasmo della piazza che non è mai mancata in nessuna delle sue avventure, e migliore attacco del campionato. Il modulo di battaglia del boemo è l’ormai celebre 4-3-3 zemaniano ed è lo stesso tecnico a spiegarne la predilezione: “E’ il modo più razionale per coprire gli spazi. E’ geometria”. Semplicità disarmante, ma solo in teoria, dal momento che per attuare in toto le idee del maestro quello che conta è l’organizzazione certosina, ma anche e soprattutto la condizione fisica. Tanto famosi quanto temuti sono i ritiri estivi del precampionato zemaniano, in primis gli ormai canonici e proverbiali gradoni. La parola d’ordine in casa boema è lavoro, lavoro, lavoro, termine ripetuto non di certo casualmente: una tecnica discussa ma dai benefici certi quanto meno a lungo termine. Proviamo a riassumere in alcuni passi salienti la tattica ‘made in Zeman’: la linea di difesa a quattro presenta la caratteristica principale dei terzini che sono sempre molto alti e decisamente inclini alla fase offensiva. Dei tre di centrocampo il centrale rappresenta il fulcro della manovra, mentre le due mezzali hanno il compito di macinare chilometri, partecipare alla fase di non possesso e creare superiorità numerica in mezzo al campo come sulle fasce. Tridente offensivo molto mobile, tecnico e veloce, sempre abile nello smarcarsi per andare a rete e capitalizzare le occasioni da gol create dal lavoro di tutta la squadra. E’ ovvio però che gli esterni e gli attaccanti in generale non possono solo occuparsi di attaccare, fondamentale è che tornino costantemente a dare una mano; la posizione dei giocatori in campo, parola di Zeman,“dipende da dove si trova la palla”. E questo vale più di mille spiegazioni. Zeman è stato spesso criticato per il suo calcio troppo offensivo, poco attento a difendere e per questo sempre soggetto a imbarcate e rimonte clamorose. Ma in fondo, non è questo il cuore del calcio? Lo spettacolo, la rete che si gonfia, il batticuore e lo stadio pieno che torna a casa sempre soddisfatto: è tutto questo che lo rende il gioco più bello dl mondo.

I PRECEDENTI – In campionato sono 13 i confronti di Zdenek Zeman con la Lazio, ovviamente quando il boemo non era alla guida dei biancocelesti. Lo score parla di 5 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte con 28 gol fatti e 27 subiti (tradotto 55 gol totali in 13 match, ovvero una media di più di 4 gol a partita). Addirittua cinque di questi incroci sono stati dei derby, con 3 sconfitte (a cui si aggiungono le altre due di Coppa Italia nella stagione ’97-’98 nell’anno dei quattro derby vinti dalla Lazio) , un pareggio e una sola vittoria. Con Stefano Pioli invece i precedenti sono cinque (l’ultimo il 27 gennaio 2013 in Bologna-Roma 3-3), anche in questo caso negativi con 3 sconfitte, un pareggio e una sconfitta

Francesco Iucca

TWITTER: @francescoiucca

+

PIÙ LETTI

Lazionews.eu è una testata giornalistica Iscritta al ROC Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 137 del 24-08-2017 Società editrice MANO WEB Srls P.IVA 13298571004 - Tutti i diritti riservati