Bellarabi vs Felipe Anderson: tecnica e fantasia per la Champions League

FACCIA A FACCIA – Notte per cuori forti a Leverkusen, in palio un posto nell’elite del calcio europeo. Bayer e Lazio sono al secondo e ultimo round dello spareggio che vale una stagione: chi passa segna un confine netto tra la storia e la normalità, tra la fase gironi della Champions e quella dell’Europa League. Immagine, prestigio, soldi e la gloria per i protagonisti in campo. C’è tutto in questa sfida, che vedrà anche uno di fronte all’altro due campioni: Karim Bellarabi e Felipe Anderson.

I RIFLETTORI SUL TEDESCO – 1° giornata della stagione 2014-15, 9 secondi di Borussia Dortmund-Bayer Leverkusen bastano per accendere le luci della ribalta su Karim Bellarabi, la rivelazione del nuovo Bayer di Schmidt che a fine stagione conquisterà la Champions. L’uomo del gol più veloce nella storia della Bundesliga (superato pochi giorni fa dal centravanti dell’Hoffenheim, Kevin Volland, che ha fermato il cronometro a 8.8) è un altro dei figli della Germania multietnica: il papà è ghanese e la mamma è marocchina, ma lui è nato a Berlino ed è cresciuto a Brema. Nella città del Werder cresce calcisticamente alla scuola dell’Oberneuland, fino al passaggio, nel 2008 alla squadra U19 dell’Eintracht Braunschweig, club che gli permette l’esordio in prima squadra (stagione 2008-09) e la vittoria del campionato di Lega 3 tedesca (2010-11). Arriva così il Bayer, ma a Leverkusen Bellarabi non balla e torna al Braunschweig (che nel frattempo è salito in Bundesliga), dove colleziona 26 presenze, ma retrocede. Le “Aspirine” se lo riprendono, ma è in bilico, finché il neo tecnico Schmidt lo prova nelle amichevoli estive e se ne innamora: arrivano giocate, gol decisivi e la Nazionale campione del mondo di Low.

TUTTI PAZZI PER FELIPE – Parma-Lazio, 7 dicembre 2014. Comincia la seconda vita di Felipe Anderson, fin lì oggetto misterioso della Lazio pagato 9 milioni di euro. Il gol decisivo del Tardini diventa un lampo di luce nella stagione di Pioli: ambidestro, con una tecnica straordinaria abbinata ad un dribbling ubriacante, il brasiliano si prende la Lazio e i complimenti del calcio italiano. Imprendibile per qualsiasi difensore: segna e fa segnare, regala giocate da urlo e numeri da brasiliano vero. E’ una trasformazione che trascina i biancocelesti nel momento decisivo, quello delle 8 vittorie consecutive e verso il terzo posto di fine stagione. Pipe, come viene soprannominato diventa l’idolo dei bambini e degli adulti e nella nuova stagione si prende anche la maglia n.10, quella che al Santos era di Pelè e che il giovane di Brasilia aveva fatto splendere al fianco di Neymar. Con la Lazio arriva fino alla Nazionale di Dunga, che lo fa esordire prima della Copa America, senza però includerlo nella lista dei 23.

IL CONFRONTO – Esplosione. Sembra essere questa la parola magica che accomuna i due fenomeni di Bayer e Lazio. Una stagione in comune: quella 2014-15, che ha segnato la definitiva consacrazione come giocatori, dopo annate in penombra. 13 gol per il tedesco nato nel ’90 (12 in Bundesliga e 1 Champions League), 11 per il brasiliano classe ’93 (che alla marcatura in coppa Italia ne ha aggiunte 10 in Serie A). La corsa nel dna, il dribbling e la velocità come caratteristiche fondamentali. Per la Champions League c’è bisogno anche e soprattutto di tecnica e fantasia e chissà che la giocata decisiva del match non passi proprio per i piedi di uno dei due.

Giorgio Marota

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