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Correa: “Sono andato via di casa a 11 anni. Ora sono felicissimo di essere qui” (VIDEO)

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CORREA TELL ME LAZIO – Joaquin Correa è stato ospite il 19 febbraio alla trasmissione Tell Me, condotta da Sabrina Cavezza. Il programma è andato in onda su Lazio Style Channel. Il Tucu si è raccontato: dal percorso pieno di sacrifici fino ai traguardi che lo hanno portato a vestire la maglia della Lazio.

Joaquin Correa a Tell Me

“Percorso duro, sono nato a Juan Bautista Alberdi, ho lasciato casa a 11 anni. Sono felicissimo che il percorso mi abbia portato qua a Roma. A 19 anni sono venuto in Italia la prima volta, in Argentina ho lasciato tanti ricordi. Lì ci sono gli amici di sempre, quando posso li vado a trovare così come la mia famiglia. Giovavamo per strada da piccoli, non si possono dimenticare certe cose. Tornare a casa è sempre un piacere. Da piccolo mi piaceva il tennis, però era uno sport caro per la nostra famiglia, mio padre mi disse di scegliere, ma io avevo sempre il calcio in testa. È sempre stata una passione, mi svegliavo con il pallone, non ho mai pensato a una cosa diversa per la mia vita”.

L’arrivo a Roma

“Già parlavo un po’ italiano, sono stato poco tempo alla Sampdoria, ma ho imparato tante cose. Non ho fatto tanta fatica, in Italia le persone sono calorose come in Argentina. Quando sono arrivato a Roma c’era tanta gente ad aspettarmi all’aeroporto, questo ti dà la voglia di ricambiare l’affetto. È stato importante per me. Cosa amo dell’Italia? Qui si mangia bene, soprattutto a Roma. Mi piace prendere il caffè dopo i pasti, in Argentina non è la normalità”.

I successi

“In Coppa Italia ho segnato nella semifinale di ritorno con il Milan, Reina era il portiere rossonero, appena arrivato alla Lazio mi ha detto: “Mi ricordo di quel gol…”. Fu una giornata bellissima, ci tenevamo alla Coppa, è stata una gara di carattere. Lavoriamo tutti i giorni per vincere, l’abbraccio al triplice fischio è stato bellissimo. In finale con l’Atalanta non avevo più gambe, eppure sono riuscito a segnare. Avevamo lottato per tutta la partita, ma quando giochi queste sfide tiri fuori qualsiasi energia. L’abbiamo meritata, è stato fatto un grande lavoro anche grazie al mister e allo staff. Emozioni del genere ci volevano. Momenti indimenticabili, noi sappiamo quello che facciamo ogni giorno, quanto sia dura. Festeggiare a seguito di questi sacrifici è veramente bello. Supercoppa? È stato incredibile, una gara perfetta, avevamo già vinto in campionato con la Juventus. Eravamo in fiducia, avremmo vinto contro qualsiasi squadra, anche la più forte al mondo. Un trofeo meritato, è stato bellissimo e particolare giocare a Rihad, abbiamo dimostrato che la Lazio fosse una squadra di livello”.

I compagni

“Luiz Felipe sarà per sempre mio amico, anche quando il calcio magari ci separerà. Il nostro è un rapporto come tra fratelli, per lui metterei il viso sul fuoco. È sempre felice, ti trasmette positività tutto il giorno, vuole che tu stia bene. Mi hanno accolto tutti bene alla Lazio, io sono che si lega alle persone, i compagni mi hanno aiutato tanto. Anche con Patric siamo sempre insieme, è sempre col sorriso. Milinkovic? Un altro grande amico, è un ragazzo tranquillo, ma con una grande voglia di vincere”.

La famiglia

“Mia madre è la donna della mia vita, ha festeggiato da poco i 60 anni, sembra abbia 20 anni in meno. Per me è tutto, ha sofferto quando sono andato via di casa. Anche mio papà è straordinario, non posso chiedere di più. Mi portava ovunque a giocare, la nostra situazione economica non era semplice, si alzava alle 4 per lavorare e darmi la possibilità di giocare a calcio. Una delle persone più importanti della mia vita. In Argentina ora è un po’ complicata la situazione col Covid, ci sentiamo ogni giorno, facciamo videochiamate, siamo sempre in contatto. Mi mancano, ma ho 2 fratelli che sono lì con loro. Quando farò dei figli? Sono concentrato sul calcio, arriveranno al momento giusto. Amo molto i bambini”.

La maturazione

“Negli anni si cresce, in Spagna avevo perso 2 finali, qui ne ho giocate altre. Si migliora aggiungendo esperienze, adesso sono più sicuro di me stesso e di quello che faccio. Anche durante la quarantena ho imparato molto, ci sono stati dei problemi, mi hanno fatto crescere come uomo. Ora mi sento più leader di quando sono arrivato, i compagni col tempo mi hanno dato sempre più carica. Ho avuto la possibilità di crescere, adesso mi sento molto più importante di qualche anno fa. Poi non so per qualcuno cosa significhi essere leader… Io cerco sempre di prendermi le responsabilità quando gioco. Credo di essere cresciuto molto. Con il calcio sogno tutti i giorni, per esempio di vivere altri momenti belli. Fuori dal campo mi auguro di essere per sempre me stesso, lo stesso ragazzo con tante ambizioni e voglia di vincere. Lotito? Il presidente ci è vicino, quando abbiamo vinto era lì. Ci dà carica, a volte ne abbiamo bisogno. In questi anni anche lui ha vinto tanto, ha meriti su tante cose”.

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