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Colonnese: “Lazio-Pescara? Partita aperta”. Su Di Canio: “Non ci ha pensato…”

SENTI CHI PARLA…DI LAZIO – Su Keita: “Inzaghi ha fatto bene a farlo partire dalla panchina…”

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SENTI CHI PARLA DI…LAZIO – Francesco Colonnese ha legato alla Lazio un breve periodo della sua vita. Il difensore è intervenuto sugli 88.100 di Elleradio, nella trasmissione “Laziali on Air”, per parlare del momento vissuto dalla formazione biancoceleste.

Sulla sfida di sabato

“Immagino una partita interessante tra due cari amici per me come Inzaghi e Oddo. Si tratta di due squadre che sono partite bene, la Lazio secondo me ha convinto abbastanza finora e il Pescara viene da una grande prestazione contro l’Inter, anche se il risultato non ha premiato gli abruzzesi. Vedo una partita molto aperta, tra due squadre che si giocheranno le rispettive carte senza paura”.

La difesa laziale ha trovato due interpreti di livello come Bastos e De Vrij…

“L’angolano mi piace moltissimo, secondo me si è visto subito come sia adatto per il campionato italiano. Altrettanto fondamentale è il recupero di De Vrij, così come mi ha fatto una buona impressione un altro nuovo innesto, Lukaku”.

Ci si poteva aspettare una carriera di questo tipo per Inzaghi e Oddo?

“Sono due ragazzi che hanno un carattere molto aperto e una grande umanità e grazie a queste qualità sanno farsi seguire dai calciatori, soprattutto dai giovani. E’ chiaro che le ambizioni delle due squadre sono profondamente diverse, il Pescara deve pensare solo a salvarsi, la Lazio è un club che vuole lottare ad alti livelli. Inzaghi sa che deve sfruttare questa occasione, si è ritrovato nel giro di pochissime ore da allenatore della Salernitana ad allenatore della Lazio e deve fare il massimo da subito”.

E’ stato un errore non rilanciare Keita dal primo minuto a Verona?

“Secondo me anche per rispetto nei confronti del gruppo Inzaghi ha fatto bene a tenerlo un po’ da parte e farlo partire dalla panchina, anche per testarne la forma. Ora avrà un’occasione importante dal primo minuto. Nel 4-3-3 la sua figura è fondamentale per saltare l’uomo e creare la superiorità in attacco. Alla Lazio servono giocatori come Keita, bravi nell’uno contro uno”.

Felipe Anderson, parlando di tridente, fatica ad ingranare. Ora senza Candreva a fargli ombra può avere l’opportunità di tornare protagonista, ma riuscirà a cambiare atteggiamento e tornare quello di due anni fa?

“La mia sensazione è che Anderson deve migliorare la sua continuità, un giocatore del suo talento non può attraversare i vuoti che lui ha evidenziato. Ha carenze caratteriali che vanno assolutamente corrette, altrimenti non riuscirà ad essere determinante in tutte le partite. Quest’anno per lui, al quarto anno alla Lazio, sarà la prova del fuoco, anche se un giocatore del suo livello deve saper gestire anche la concorrenza interna”.

Per chiudere il discorso sull’attacco, a Immobile andrebbe affiancata una seconda punta?

“Secondo me tutti gli attaccanti, a parte i top player assoluti come Cristiano Ronaldo o Ibrahimovic, hanno bisogno di un partner. Con un giocatore con cui dialogare nel reparto può essere più facile rendere meglio”.

Anche riguardo al portiere c’è stata un po’ di confusione in casa Lazio. C’è troppo scetticismo attorno a Marchetti?

 “Si tratta di un portiere che a volte ha attraversato momenti particolari ma a me piace molto. Secondo me ha anche il carisma per essere il capitano vista la sua lunga militanza nella Lazio. E’ un portiere di ottima qualità, merita fiducia”.

Una considerazione sull’allontanamento di Paolo Di Canio da Sky

“Mi dispiace perché come persona lo conosco ed è un professionista molto serio e preparato, lo seguo spesso in tv. Non credo si sia presentato in maniche corte apposta per mostrare i tatuaggi, penso semplicemente che non ci abbia pensato, non ho visto oltre in questo gesto. Mi dispiace perché dal punto di vista professionale apprezzavo molto la sua qualità”.

Sulla Champions e le prestazioni delle italiane

“I club italiani sono forti e possono puntare a far bene sia in Champions League sia in Europa League. In Europa però i ritmi sono diventati diversi rispetto al nostro calcio, si corre molto di più e il livello di difficoltà si alza notevolmente. In Italia si conosce l’avversario e si è più pronti mentalmente, contro le squadre straniere, soprattutto quelle non di primissimo piano, a volte si può peccare di superficialità e trovare difficoltà come quelle trovate dalla Roma col Porto o dalla Juventus contro il Siviglia”.

 

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