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CRIBARI si racconta: “La forza della LAZIO è il gruppo unito, deve puntare alla Champions e insidiare chi si gioca lo Scudetto”

L’ex difensore biancoceleste aggiunge: “Quel preliminare con la DInamo è indimenticabile, se giochi per la Lazio devi dare tutto. Il 26 maggio? Non me la sono sentita di…”

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NOTIZIE SS LAZIO –  Chi si ferma è perduto, la LAZIO ha infilato cinque vittorie nelle ultime sei partite e domenica prossima deve necessariamente trovare la vittoria. I biancazzurri fanno tappa ad EMPOLI prima della sosta per le Nazionali: a parlare del match è un ex di entrambe le compagini. Sanchez Emilson CRIBARI si racconta a ‘Laziopress.it’.

Domenica si affronteranno Empoli e Lazio. Tu sei un ex di entrambe le squadre. L’ultimo confronto tra i due club risale al 2008, in quell’occasione in campo c’era anche tu. Che partita sarà per te?

Per me non si tratta di una partita normale. Ho passato sei stagioni all’Empoli e cinque alla Lazio ed entrambe le squadre mi hanno lasciato tantissimo. Tanti ricordi, vittorie, momenti bellissimi e tanta gratitudine da parte mia per entrambe le società. Sicuramente in questo momento la Lazio è in gran forma, ha molta qualità e soprattutto vedo un gruppo molto unito. Ha trovato i suoi leader in campo e fuori. Bravo mister Pioli che sta sfruttando bene i suoi ragazzi e riesce a farli esprimere al meglio. Ha trovato la giusta disposizione in campo e il giusto modulo da utilizzare. Inoltre vedo che i tifosi laziali si stanno riavvicinando alla squadra, e questo è fondamentale. L’Empoli invece da sempre riesce a valorizzare i giovani, e ha un bravissimo allenatore. Io conosco bene l’ambiente e so che possono affrontare al meglio questo campionato. Domenica mi aspetto una gara aperta, difficile per entrambe le squadre, ma non so dire un pronostico. Da tifoso sia dell’Empoli che della Lazio mi auguro che a fine stagione entrambi i club abbiano raggiunto gli obiettivi prefissati.

Pensi che la Lazio sia già abbastanza competitiva così, oppure dovrebbe agire sul mercato in entrata a gennaio?

Sono convinto che la forza della squadra è il gruppo. I migliori risultati che ho ottenuto in carriera sono arrivati quando la squadra era unita come una famiglia. Più che agire sul mercato quindi punterei a questo. Così si raggiungono gli obiettivi.

A proposito di obiettivi, sappiamo che la Lazio punta a tornare in Europa. Tu pensi che possa riuscire ad arrivare terza e puntare con forza la Champions?

Avendo giocato cinque anni a Roma ho avuto modo di studiare la storia e la grandezza di questo club e dei suoi tifosi. Penso quindi che la Lazio debba sicuramente puntare alla Champions. Per una società così deve essere la normalità. Ora ha trovato la giusta dimensione e deve puntare in alto. Questo deve essere il suo obiettivo. Sono convinto che possa dare fastidio anche a chi lotta per lo scudetto e dire la sua. Le qualità ci sono tutte e penso che la Lazio meriti questo tipo di campionato e soprattutto i suoi tifosi meritano questo tipo di soddisfazioni.

Parlando di Campions League non possiamo non ricordare quella partita contro la Dinamo Bucarest, nella quale sei sceso in campo con la mascherina dopo un delicato infortunio. Quel gesto è rimasto nel cuore dei tifosi laziali.

Quello è stato per me un momento fondamentale. Quella partita è valsa la qualificazione ai gironi di Campions e non potevo mancare. Era un privilegio che pochi avevano. È stato un momento indimenticabile. La decisione di giocare in una situazione di emergenza è venuta naturalmente. Quando vesti una maglia così importante diventi prima di tutto un tifoso e dai tutto per quella squadra. Nonostante l’infortunio non mi sono risparmiato e ho deciso di scendere in campo. Devo dire che ancora oggi ricevo messaggi di affetto per quel gesto e mi fa un immenso piacere. Chi veste questa maglia deve dare tutto perché rappresenta tifosi grandissimi.

Un altro momento per te molto importante è stato il derby vinto per 3 a 0 con successivo bagno nella fontana di Delio Rossi. In quella occasione hai sfiorato anche il gol. Che ricordo hai di quella gara?

Il bagno del mister nella fontana rimarrà per sempre nella mente dei tifosi laziali. È stata una bellissima partita, dominata dall’inizio. A volte mi capita di rivederla qui a casa e quel tiro sulla traversa poteva enfatizzare ancora di più i bellissimi ricordi che ho di quegli anni. Dopo tempo ho avuto modo di parlare con quello che era allora il portiere della Roma, Doni, e mi ha detto che la parata sul mio colpo di testa è stata una delle più difficili della sua carriera. L’importante però è stato il risultato finale, perché vincere un derby è come vincere un trofeo. Una serata davvero speciale, che porterò nel cuore per sempre.

Ancora più bello è vincere un trofeo in un derby. Hai avuto modo di seguire la finale di Coppa Italia del 26 maggio?

Sapevo perfettamente cosa significava quella partita per tutta la città, per tutto l’ambiente laziale. Ero troppo nervoso e non me la sono sentita di guardare la partita in diretta. Da fuori è sempre tutto più difficile. Ricordo perfettamente che appena ho saputo del risultato ho esultato come se fossi stato io in campo. Soltanto in quel momento ho rivisto la partita. Guardarla sapendo già che la Lazio aveva vinto è stato più semplice. E’ stata una vittoria magica, che la gente laziale ha meritato.

La Roma quest’anno punta a vincere le scudetto. Tu vedi comunque la Juventus favorita oppure pensi che stia avanti il club giallorosso?

Conosco molto bene la rivalità che c’è tra Lazio e Roma e penso che questo debba motivare ancora di più chi veste la maglia biancoceleste. Tutto lo spogliatoio laziale deve pensare che può dar fastidio a questa Roma e magari puntare addirittura ad arrivare davanti a loro. Per quanto riguarda la Juventus credo che stia ancora un passetto avanti rispetto alle altre, anche se quando cambi allenatore ci sono degli interrogativi che rimangono e a cui solo il tempo può rispondere. La Lazio deve pensare a fare il suo campionato, motivata anche dal pensiero di raggiungere la Roma.

Nella tua carriera hai giocato anche a Napoli. Pensi che in questo momento sia superiore alla Lazio? E per quanto riguarda le vicende extra calcio, nel corso della gara contro la Roma è stato esposto uno striscione che inneggiava alla violenza, in riferimento alla morte di Ciro Esposito. Che idea ti sei fatto in merito alla vicenda e come si può intervenire?

La violenza va combattuta da tutti gli organi competenti. Tutto l’ambiente calcistico ha una grande arma in mano per dare il buon l’esempio e combattere ogni tipo di violenza sia dentro che fuori lo stadio.

Il Napoli è una squadra di qualità. Sono stato lì un anno e devo dire che i tifosi spingono molto la squadra. Guardando questo inizio di stagione credo che Napoli e  Lazio lotteranno fino alla fine per il raggiungimento della Champions League e potranno anche dare fastidio a Juventus e Roma.

Chiudiamo con la tua carriera. Cosa stai facendo in questo momento e come ti immagini dopo il calcio giocato?

Dopo sedici anni lontano da casa ho sentito la necessità di stare vicino alla mia famiglia e ai miei genitori. In ogni caso sto continuando ad allenarmi con il mio personal trainer, Glenio, che ringrazio, e spero a gennaio di rientrare in campo. Vorrei trovare una squadra e giocare ancora una o due stagioni.

Poi nel futuro vedo i giovani. Vorrei tornare in Brasile e dedicarmi ai ragazzi che sognano di fare calcio. Vorrei dare loro il buon esempio e lo stimolo giusto per diventare calciatori professionisti. Se ci credi molto i desideri si realizzano.

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