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DEL NERO LAZIO INTERVISTA ESCLUSIVA – La grinta e la determinazione di chi non molla mai, una passione per il calcio seconda solo all’amore per la famiglia. Simone Del Nero ha collezionato 35 presenze ed un gol tra il 2007 ed il 2012 con la maglia della Lazio. Giocatore duttile e tecnico, l’attaccante classe 1981 è stato frenato in carriera da numerosi infortuni. Attualmente in rosa nel Rivasamba, società ligure allenata dal papà, Simone occupa il doppio ruolo di calciatore e guida per i più giovani. Protagonista dell’ultima Champions League giocata dalla Lazio ed ex compagno di squadra di Radu, Lulic e Simone Inzaghi, Del Nero è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni. L’attaccante ha fornito un parere sulle conseguenze del campionato in corso e rivissuto con noi le emozioni degli anni a Roma. Stagioni che lo hanno fatto innamorare per sempre dei colori della prima squadra della capitale.

Simone, come stai? Come vivi questo periodo di isolamento domiciliare?

“Sono a casa, la situazione qui in Toscana è tragica come in tutta Italia. Non esco da 24 giorni, vado solo a fare spesa. Sfrutto questo stop forzato per godermi la famiglia e per recuperare da un brutto infortunio. Mi sono operato al crociato a ottobre e rischio un secondo intervento, ma in questo momento non potrei neanche eseguirlo. Aspetto con fiducia”.

Le conseguenze del Coronavirus sul mondo del calcio

“Questo lungo stop mette in pericolo tutto il mondo del calcio. In Serie A i giocatori hanno la possibilità di aiutare le società tagliandosi lo stipendio, ma in Eccellenza i calciatori vivono con il reddito del pallone. Mi auguro che il campionato possa riprendere, per il bene di tutti. Più passa il tempo più si alimentano diatribe e discussioni. La salute viene prima, ma capisco l’esigenza di alcuni presidenti di voler tornare alla normalità”.

Del Nero sulla ripresa del campionato di Serie A

“La Lazio stava facendo un grande campionato, mettendo le basi per poterlo anche vincere. Aveva trovato continuità, messo da parte una lunga serie di vittorie. Qualora si dovesse riprendere, si farebbe più fatica a tornare a quei livelli. La Serie A va comunque finita, anche giocando in estate. I tempi ci sono. Qualora si dovesse andare lunghi, i calciatori dovrebbero rinunciare alle vacanze estive e riprendere subito la preparazione per la prossima stagione. E’ un sacrificio che si può fare”.

La Lazio di Simone Del Nero

“La Lazio sogna di tornare in Champions League e per me è un onore immenso aver fatto parte dell’ultimo gruppo che la giocò. Quella competizione l’ho sentita mia. Iniziò dai preliminari contro la Dinamo e a Bucarest feci un assist e conquistai un rigore. Poi culminò con Lazio-Real Madrid, la partita più importante della mia carriera. Entrai a venti minuti dalla fine, avevo il cuore a mille. Ottantamila spettatori allo stadio Olimpico, scendere in campo contro una delle squadre più forti del nuovo millennio è stata la ricompensa di tanti sacrifici. A fine partita scambiai la maglia con Gonzalo Higuain“.

Da Lulic a Radu: professionisti giocherelloni

“La Lazio di Simone Inzaghi è simile alla mia. La differenza maggiore è nel centrocampo. La squadra del 2007 aveva una mediana più muscolare, con Mutarelli, Ledesma e Mudingayi, ora c’è più qualità. In attacco la coppia Rocchi-Pandev non aveva nulla da invidiare a Immobile e Caicedo. Di quel gruppo ora in rosa ci sono ancora Lulic e Radu. Stefan arrivò a Roma giovanissimo, parlava poco italiano ed era molto timido. Poi ha iniziato a prendere sempre più confidenza, fino a diventare un punto di riferimento. Sa sdrammatizzare, è un giocherellone ma quando c’è da lavorare è serio e professionale. Proprio come Senad, non sgarrano mai”.

Del Nero su Simone Inzaghi nelle vesti di allenatore

“Non avrei mai detto che Inzaghi si sarebbe costruito una carriera così vincente da allenatore. Io e Simone abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto, ancora oggi ci sentiamo con regolarità. Spesso pranzavamo insieme e tutti i giorni prima di entrare negli spogliatoi giocavamo a biliardo. Era scherzoso, viveva alla giornata e ritrovarlo sulla panchina della Lazio così giovane e con i risultati che sta ottenendo mi ha davvero stupito. Il suo punto di forza è la cura dell’aspetto umano, Inzaghi è il segreto dello spogliatoio unito della Lazio. Non dà limiti, lascia le giuste responsabilità ai giocatori, non è un allenatore-colonnello che impone le sue idee. Inzaghi come Ferguson? Perché no, sono oltre vent’anni che vive la realtà romana e non penso tradirà mai il popolo laziale”.

Che ruolo avresti voluto ricoprire nella Lazio di Inzaghi?

“A me è sempre piaciuto il ruolo del trequartista o esterno d’attacco, ma nel 3-5-2 di Simone Inzaghi avrei trovato difficoltà. L’esterno non avrei potuto farlo, non ho le capacità difensive che richiede ai suoi. Mi intriga più il ruolo di Luis Alberto, il mister gli lascia libertà in mezzo al campo. Sa impostare ed è decisivo sulla trequarti. Avrei fornito tanti assist a Ciro Immobile, ma raggiungere i numeri dello spagnolo sarebbe stato complicato. Meglio giochi lui adesso, io me lo godo dagli spalti ed è uno spettacolo per gli occhi”.

Lazio, un mercato da Champions League

“Servirà intervenire sul mercato. Una rosa forte è costituita da un giusto mix di giovani e calciatori più esperti e non può mancare il fuoriclasse. La Lazio si conosce a memoria, non dovrà sconvolgere l’equilibrio raggiunto in tanti anni di lavoro. Pochi innesti ma buoni. La Champions League è una competizione unica, più della qualità del singolo conta la mentalità di gruppo”.

La lazialità di Simone Del Nero

“Sono stato a Lazio-Inter, volevo andare a Marassi per la sfida con il Genoa ma mia moglie mi ha fermato all’ultimo. Ubi maior… Spero di tornare presto all’Olimpico, sono laziale e questa squadra mi è rimasta nel cuore. I tifosi ancora mi cercano, non mancano mai di mostrarmi il loro affetto nonostante alla Lazio giocai poco per via dei tanti infortuni. Questo mi ha fatto capire la grandezza del popolo laziale, ti entra dentro e rimane con te per sempre”.

Il futuro di Simone Del Nero

“Sono tesserato nel Rivasamba, società di Sestri Levante dove mio padre è allenatore. Sento ancora il desiderio di giocare, questa piccola ma ambiziosa realtà mi permette di continuare a divertirmi sui campi e in più posso dare una mano a mio papà nello spogliatoio. E’ difficile da gestire un gruppo di Eccellenza, i ragazzi di oggi hanno poca umiltà. In futuro mi vedo nel suo staff. Non vorrei fare l’allenatore, mi piacerebbe di più aiutare i giovani a crescere e lavorare con loro sulla tecnica individuale. In quest’ottica il sogno sarebbe quello di aprire una scuola calcio e seguire i ragazzi sin da piccoli nel loro percorso”.

Intervista a cura di Marco Barbaliscia

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