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Immobile: “La Lazio è una famiglia, resterà al vertice per molti anni. Inzaghi è speciale, mi ricorda Klopp”. Sul futuro…

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IMMOBILE ER FAINA LAZIO – L’epidemia da Coronavirus sta modificando le abitudini di tutti noi. L’impossibilità di muoversi per la città e di incontrarsi gli uni con gli altri sta facendo diventare tristemente unica questa giornata di festa nazionale. Ciro Immobile ha deciso di portare un po’ di spensieratezza tra i tifosi, organizzando una diretta Instagram con Damiano Er Faina. L’attaccante ha risposto alle sue curiosità e alle tante domande poste dai laziali.

L’esperienza di Immobile al Pescara

“Da Pescara è partito tutto. C’erano tanti giovani e anche molti più anziani, un mix che ti dava una spinta in più. Se non hai un gruppo forte non puoi lottare per un obiettivo importante. Quando siamo partiti ci davano per spacciati, anche questa cosa ci ha dato forza per dimostrare il nostro valore. Zeman è stato bravo a tenerci uniti, compatti, a darci tutto quello di cui avevamo bisogno a livello tattico. Andavamo fortissimi, eravamo velocissimi. Non si capiva nulla in campo (ride, ndr). Eravamo indemoniati. Quando abbiamo vinto il campionato non ho pensato di essere arrivato, di essere veramente forte. Conoscevo bene il calcio, sapevo di dover dimostrare qualcosa in più anche quando ero al massimo. Mancava qualcosa per dare il massimo in Serie A, per me è stato un punto di partenza”.

Gli anni all’estero

“Sono andato all’estero perchè avevo due proposte: Borussia Dortmund e Atletico Madrid. Mi piacevano entrambe, però avevo già un accordo con i tedeschi e non mi andava di ritirare la parola data. Il Borussia aveva Klopp, aveva fatto la finale di Champions e vinto un campionato. Era uno squadrone. Quell’anno non è andata come volevo, ma non è andata male. Ero uno straniero in una compagine abituata a vincere, e quello era un periodo di difficoltà per loro. Non potevo trascinare la squadra intera, era difficile. Ho fatto 10 gol in totale, in Champions ne ho fatti 4. Era complicato, il mister si fidava dei soliti per risalire la china, i senatori. Giusto che si affidasse a loro, i giovani e gli stranieri sono stati messi un po’ da parte visto che si lottava per la retrocessione a dicembre. Mi trovavo bene, anche con i compagni: mancava quel qualcosa in più che i risultati potevano darci”.

Da Klopp a Simone Inzaghi

Klopp? Fortissimo, intenditore di calcio. Mi piaceva lavorare con lui, ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui nel mio momento migliore. Parliamo di un mister completo, ha tutto. Noi abbiamo Inzaghi e dico che è un allenatore europeo per questo motivo, perchè è completo proprio come Klopp. Loro due si somigliano per quanto riguarda la motivazione, anche se agiscono in maniera diversa”.

L’arrivo alla Lazio

“C’era stata la parentesi del ritorno a Torino, in cui mi sono anche fatto male e questo mi ha penalizzato. Quando mi chiamò la Lazio ero a Siviglia perchè sono tornato lì dal prestito. Prima di partire per il ritiro mi ha chiamato il procuratore dicendo che tutto era fatto con i biancocelesti. Ero felice, volevo venire a tutti i costi. Per me era un’occasione, mi piaceva la squadra e il mister. Sono venuto dopo quel casino di Bielsa, sapevo già tutto quello che mi aspettava. Con questa maglia ho capito da subito di poter fare bene, mi sono integrato sin dall’inizio. Era come se quel gruppo mi conoscesse da tanto tempo. Era appena andato via Klose, ma non ho pensato a sostituirlo. Quando ero andato a Dortmund era andato via Lewandoski, non ho voluto pensare a quello per non rifare lo stesso errore. Non è sicuramente semplice sostituire uno come Klose, giocatore di caratura mondiale. Anche nel cuore dei tifosi era un idolo, si aspettavano qualcuno che potesse sostituirlo. Non ci ho pensato, il primo anno è stato bellissimo e siamo andati in Europa League“.

Gli assist-man alla Lazio

“Il primo anno il partner fondamentale fu Felipe Anderson, stava a duemila. Anche Milinkovic, perchè già si vedeva il suo potenziale. Ogni anno c’è stato un giocatore che mi ha aiutato molto. Milinkovic e Luis Alberto sono fondamentali, ora è arrivato Correa. Anche Keita mi ha dato una grande mano nel primo anno, anche se all’inizio non stava benissimo. Caicedo ci ha aiutato tanto, dopo un campionato difficile poi fu importante quando io mi sono fatto male. Lui è fantastico, il mister è in difficoltà per scegliere l’attacco, lasciarne uno fuori è complicato. Giocare tutti insieme? No, è snaturare la nostra idea di gioco. Non è facile, anche Correa è fantastico. Parliamo di calciatori fortissimi. Il gruppo è sempre stato unito, con persone serie, al di là del calcio”.

Lazio – Atalanta

“All’intervallo di Lazio-Atalanta il mister si arrabbiò tanto e aveva ragione. Non stavamo in piedi, stavamo pensando ai fatti nostri. Non eravamo noi, ci ha dato una spinta incredibile. Il rigore del 3 a 3 pesava tantissimo, Gollini mi sembrava di 3 metri (ride, ndr). Me lo stava pure parando, ma ho tirato una bella botta. Sarebbe stato un peccato sbagliarlo”.

Immobile sui derby

“I derby del primo anno sono stati più tranquilli per me. Poi dopo ho capito veramente bene la situazione e c’è stata molta più tensione. Quella è una partita speciale, i tifosi ti parlano di quella gara da subito. Tutti vogliono vincerla, e per fortuna qualche soddisfazione me la sono tolta. Sono state tutte stracittadine combattute. Quello del 3 a 0 con gol mio, Caicedo e Cataldi è sicuramente uno dei più belli in assoluto”.

Il rapporto con Lotito

“Con Lotito ho un bellissimo rapporto, c’è massimo rispetto e stima. Stessa cosa con Tare e Peruzzi, e tutti i dirigenti. Io faccio il mio, mi trovo benissimo. La Lazio per me è destinata a rimanere al vertice negli anni, è una società seria con tifosi fantastici. Anche nei momenti di difficoltà ho visto come ha reagito, si lavora in serenità, come in una famiglia. Ti mandi a quel paese e torna tutto come prima, anche noi abbiamo avuto tanti problemi ma li abbiamo sempre risolti guardandoci in faccia”.

Il legame speciale con Simone Inzaghi

“Quello con cui mi sono trovato meglio è sicuramente Inzaghi. La discussione per la sostituzione? Quello non sono io, è stato un comportamento dettato dal momento. Avevo segnato, fatto una bell’azione prima. Vedere quel cambio mi ha fatto reagire in modo sbagliato. Sia per il mister che per la gente. Sapevo in fondo che lui conoscendomi mi avrebbe perdonato. Però è sempre brutto farsi vedere in quel modo, nella mia carriera non l’ho mai fatto e mai lo rifarò. Inzaghi ha gestito bene la situazione, la panchina con l’Inter è stata giusta. Abbiamo parlato tanto in quel periodo e abbiamo risolto. Non c’era nemmeno bisogno di fare pace, lui mi conosce e io conosco lui”.

Il gol più bello di Immobile

“Il più bello in carriera? Forse quello a Cagliari, anche per come si è concretizzato. Quello più facile che ho sbagliato? Ce ne sono tantissimi. Il rigore con il Napoli in cui sono scivolato, ma anche un possibile 3 a 2 contro la Dinamo Kiev. Ho rosicato tanto perchè era facile da mettere dentro, su un bel passaggio di Milinkovic“.

Immobile e il futuro

“Sono stato vicino al Napoli e fino a quando non sono arrivato alla Lazio ho sperato di giocarci. Però mi sono trovato talmente bene qua che non ci ho più pensato, non sarebbe nemmeno stato corretto per i tifosi biancocelesti. Già sto pensando a cosa faremo con questa maglia nel futuro. Non so se chiuderò qua la carriera, magari a 33 anni la Lazio sarà talmente forte che avrà bisogno di giocatori importanti che ancora sono in grado di stare ad alti livelli. Non mi va di essere di peso. Fino a quando indosserò questa maglia darò il massimo. Mi danno spesso dello juventino perchè non sono andato a giocare a Napoli, ma non è così. Ora mi sento laziale”.

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