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ESCLUSIVA – “Mens sana in corpore sano”, l’intervista al dott. Grauso

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PASSAME STA PALLA – Giorni difficili di un anno che resterà nella storia di tutti, piccoli e grandi. Un anno nel quale, in nome della tutela della “salute” ogni essere umano si è privato di una parte della propria vita. Difficile comprendere il significato della parola “salute”. L’enciclopedia Treccani ne riporta vari,  uno in particolare colpisce, “salvezza, incolumità, integrità”. Salvezza da chi e da cosa? Ne esistono di  “nemici” dai quali difenderci per poterci “salvare” e, durante quest’anno di pandemia,  quel nemico invisibile dal nome “covid-19” ci ha distolto da molti altri “nemici”, forse altrettanto pericolosi per la nostra “salute” intesa come “…stato di benessere fisico e di armonico equilibrio psichico dell’organismo…”. In molti, tra coloro che si sono salvati dal nemico invisibile, o tra coloro che hanno avuto la fortuna di non incontrarlo mai sulla loro strada, oggi si trovano a fare i conti con uno stato emotivo pressato quotidianamente dalla privazione del proprio vivere. La paura di morire ha inibito la voglia di vivere. La generazione futura porterà con sé un bagaglio pesante che inevitabilmente frena la loro corsa verso il futuro. Aldo Grauso, docente di psicologia dello sport e componente della Commissione Medico Scientifica LND (Lega Nazionale Dilettanti) e LNPB (Lega Nazionale Professionisti serie B), in questi giorni ha messo in evidenza aspetti che troppo spesso sono stati dimenticati da fior  fior  di “virologi”, soprattutto a fronte dello stop delle attività sportive di giovani e adulti. Per non dimenticare mai che “Mens sana in corpore sano”, chiediamo a lui:

Quali sono gli effetti della paura oggi e quali quelli in futuro su ciascuno di noi? Potremmo tornare ad una vita normale?

“Gli effetti saranno al tal punto incalcolabili, visto che ci si è più occupati della parte virologica per motivi più che legittimi,  ma poco della parte psicologica che ha devastato una generazione e i danni si verificheranno a partire dai prossimi 5 anni con un calo delle iscrizioni nelle varie scuole superiori e nelle università, perché tutto il mondo scolastico, avendo avuto una modalità non funzionale emotivamente e socialmente legata alle procedure da remoto, avrà indubbiamente scoraggiato i ragazzi nel far loro amare  l’istruzione in primis e lo sport in secundis legato quest’ultimo al blocco delle attività sportive. Il ritorno alla vita normale non sarà più quello , al quale eravamo abituati esattamente come accadde dopo l’11 settembre del 2001 quando scoprimmo tutti l’esistenza cosi minacciosa del terrorismo islamico. Dovremmo pertanto abituarci ad una nuova normalità”.

Come possiamo aiutare i piccoli, gli adolescenti, e anche i più grandi a non perdere le motivazioni, ad abbandonare quegli schermi e tornare ad incontrarsi nuovamente con gli altri?

“Accolgo con favore il nuovo decreto legge che consente anche nelle zone rosse  l’apertura di tutti i servizi educativi delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Questo, oltre a mantenere l’attività sportiva all’aperto anche nei circoli, aiuterà a preservare la socializzazione e la motivazione dello stare insieme, cosa che attualmente i nostri bambini e i nostri ragazzi hanno perso”.

L’alienazione, la voglia di fuggire dalla realtà,  la paura di affrontare le difficoltà, quanto incideranno sulle capacità di competere per tutti quei giovani atleti che oggi sono in età evolutiva?

“Non è mai facile essere genitori o insegnanti, chiamati ad educare al rispetto delle regole nel vita quotidiana in situazione “normale”, in tempo di pandemia ancor meno. I nostri figli, i nostri allievi, grazie al nostro esempio motivato dall’amore incondizionato , potranno tornare alla vita. Attraverso il nostro sostegno dobbiamo tentare di infondere loro sicurezza e stima in se stessi, rendendoli liberi ogni giorno pur rimanendo al loro fianco, facendo loro capire che c’è un mondo reale che li aspetta, tutto da ricostruire”.

Il modo virtuale, quello dal quale tanti genitori hanno cercato di allontanare i propri figli, sfruttando la loro passione per lo sport, diventerà la consuetudine visto anche il torneo virtuale EA-Sport lanciato dalla FIGC?

“Questo è un problema  che riguarda ancora di più gli adolescenti di adesso, proprio per le chiusure. In parte lo stato italiano ha contribuito a favorire questa modalità elettronica attraverso l’attività scolastica da remoto, e se c’era qualcuno poco avvezzo all’uso della multimedialità, questo avrà favorito l’interesse. Per quanto riguarda i campionati EA-sport lanciato dalla FIGC, esso ha una valenza molto più educativa di moti altri che vengono pubblicizzati più per motivi economici che per motivi didattici o ludico-educativi”.

Cosa dobbiamo aspettarci noi allenatori, quando i ragazzi torneranno in campo dopo un periodo così lungo di inattività, e con quali strumenti possiamo recuperare il tempo perduto?

“Ci sarà tanta euforia da parte dei ragazzi quando finalmente potranno tornare alle loro abitudini sportive, ma allo stesso tempo gli allenatori dovranno porre maggiore attenzione al lato psicofisico dei ragazzi: avvertiranno la stanchezza fisica più rapidamente e potrebbero esser più suscettibili a sbalzi di umore causati dalle ristrettezze dei vari lockdown”.

Marcella Bianchini

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