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ALLA LAVAGNA | La reazione degli esterni: l’analisi tattica di Lazio – Inter

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FOCUS LAZIO INTER – “A ogni azione corrisponde una reazione”. Eguale e contraria, aggiungerebbe la terza legge della dinamica. Ma il calcio, lo sappiamo, vive di regole proprie e gli aggettivi sono spesso volatili confronto al parlato del prato verde. Così, se è vero che ai tarallucci e vino di inizio partita si è contrapposto in reazione il degenerato finale, altrettanto vero è che la Lazio di Maurizio Sarri tra primo e secondo tempo ha mutato l’azione, aggiustato il tiro senza soccombere al ‘contraria’ visto a Bologna, ribaltando una partita decisiva per il proseguo del campionato, e, soprattutto, ottenendo una vittoria sull’Inter in fin dei conti bella e meritata.

Lazio – Inter: sorpresa Luis Alberto

Il momento della consegna della distinta è sempre importante nel mondo del calcio. È il principio, la nascita della partita. Ancor più importante è poi quando, in opposizione alle notizie giunte fino a quel momento, riserva sorprese. E sabato, nel delicato match tra Lazio e Inter, non c’è lemma migliore di ‘sorpresa’ per commentare la scelta di Maurizio Sarri di relegare in panchina Luis Alberto e consegnare all’undici biancoceleste, solito e collaudato, Toma Basic. A onor del vero, un accenno di stupore l’hanno provocato anche le scelte dell’ex Simone Inzaghi: fuori Lautaro Martinez, Calhanoglu e Dumfries e dentro Perisic, Gagliardini e Darmian.

La chiave tattica dell’incontro

Il gioco di Simone Inzaghi, ma soprattutto la capacità di vestirlo a dovere alle caratteristiche dei suoi giocatori, a Roma era cosa nota. Così come, viceversa, i meccanismi latenti, i punti di forza e debolezza di Immobile e compagni, erano appannaggio della preparazione del tecnico piacentino. Per tali motivi essenzialmente il Lazio – Inter che ci si poteva aspettare era un incontro chiuso all’imprevedibilità. Una partita a scacchi conoscendo già gran parte delle mosse dell’avversario.
A sparigliar le carte del mazzo, invece, è stata da ambo le parti la posizione degli esterni. Hysaj e Marusic, ma soprattutto Lazzari, da una parte; Darmian e Dimarco dall’altra, sono stati gli aghi di una bilancia che alla fine hanno colorato di biancoceleste l’esito della sfida. Inizialmente, questa partita a sviluppo laterale ha visto l’Inter abile a far ondeggiare la nave difensiva biancocelesti tra muri d’acqua nerazzurra. Emblematica di questo, l’azione che ha portato al vantaggio nerazzurro: nata con una costruzione dal basso ed è proseguita con Dimarco bravo a cambiare fronte offensivo e trovare Darmian. Il colpo di testa dell’ex Manchester United ha poi lanciato Barella alle spalle di un Hysaj che, preso in mezzo, si è trovato indotto a commettere il fallo capitale.

Il secondo tempo

Nel secondo tempo però, quella che era una problematica apparente e che non solo nell’occasione del vantaggio meneghino aveva evidenziato le carenze della Lazio, si è trasformata in punto di forza. O meglio, in base d’appoggio per una manovra più fluida, con più opzioni e, soprattutto, più pronta a far male. Qui, con sull’ampiezza e il gioco d’anticipo di Hysaj (poi Lazzari) e Marusic, la squadra di Maurizio Sarri ha costruito tatticamente il secondo tempo. Una minor sofferenza nella propria metà campo ha permesso così al fosforo e alla gamba dei cinque giocatori offensivi di fiammeggiare per mezz’ora quella avversaria. Il risultato ne è una (ma non l’unica) logica conseguenza.

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LaPresse

Lazio, così ci siamo: cos’ha funzionato contro l’Inter?

Nell’ordine: reazione, incisività, tenuta difensiva. Tutti aspetti che, solamente due settimane fa, a Bologna erano mancati. Come al ‘Dall’Ara’ infatti la Lazio è andata sotto quasi subito, ma stavolta non si è disunita. Allo stesso modo, laddove Skorupski rimase inoperoso sabato Handanovic ha dovuto più volte estrarre il grande intervento dal cilindro per stoppare una squadra più fluida e incisiva, pericolosa sotto porta. Infine, contrariamente a quanto ci si potesse aspettare vista l’assenza di Acerbi, Patric e Luiz Felipe sono rimasti attenti e concentrati per novanti minuti, tenendo a bada attaccanti del calibro di Dzeko, Lautaro Martinez e Correa. Insomma, il peso di allenamenti specifici comincia a farsi vedere e sentire.

Cura dell’errore individuale: cosa manca ancora alla Lazio

“Non è tutto oro quel che luccica!”. Non si può che essere d’accordo con Shakespeare. Perché, se è vero che una vittoria sull’Inter per 3-1 tende sempre ad assumere contorni aurei, la strada verso un paradiso ‘sarriano’ è ancora lunga. Per evitare infatti che l’oro raccolto lungo il percorso smetta di luccicare, ci sarà da analizzare ancora ciò che non funziona, o funziona meno. Nella sfida ai nerazzurri, ad esempio, la concentrazione individuale. Limare errori come quello di Hysaj sarà un upgrade di effettuare al più presto per vedere finalmente con continuità la squadra che tutti i tifosi laziali sognano da quando il nome di Sarri ha iniziato a circolare in orbita Lazio.

Daniele Izzo

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