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Pubblicato l’8/09

LAZIONEWS.EU – “Anno del riscatto? Il mio organico è composto da molti giocatori che sono saliti dagli Allievi Nazionali che sono arrivati noni la passata stagione”. Così parlò Bonatti: il nuovo tecnico della Primavera biancoceleste frena gli entusiasmi e riporta tutti alla realtà oggettiva. Pochi i giocatori della rosa ad aver avuto esperienza lo scorso anno. Uno, nonostante la tenerissima età è Denis Petro, il difensore slovacco prelevato dal Bardejov ed approdato prima fra gli Allievi e poi in Primavera. Era l’anno scorso ed Inzaghi lo aveva già preso in considerazione e portato a Formello, nonostante si tratti di un classe ’99. Qualche settimana fa, lo stesso, stavolta da mister della Lazio lo ha inserito nel gruppo che ha giocato l’amichevole contro il Montemario: Denis, schierato nell’11 titolare, ha giocato con sicurezza e maturità. Lazionews.eu ha contattato il procuratore del ragazzo, l’agente Fifa Gianluca Di Carlo, per parlare della stagione che verrà e di quel Michael Borecki (altro suo assistito) finito fuori rosa e, ad oggi, lontano dall’Italia.

Lazio-Montemario: non è stata una sorpresa vedere tra i giovani schierati da Inzaghi anche lui, Denis Petro. Che anno si aspetta da lui?

“Ci aspettiamo che Petro confermi le sue qualità. Deve fortificare la sua posizione, il suo talento. Chissà, magari a gennaio riuscirà ad ottenere una nuova convocazione con la Nazionale Slovacca. Il 17 non è potuto andare a causa di alcuni problemi fisici riscontrati durante la preparazione, ed è rimasto male perché voleva proprio essere presente all’appuntamento con l’Under 18. In Slovacchia di solito per la Nazionale vengono chiamati i ragazzi che giocano con i club del Paese: sarebbe stato l’unico che è all’estero a far parte del gruppo. Quello che ha fatto l’anno scorso sta già dando i suoi frutti: solitamente i giovani che sono ottimi talenti nella vita privata risultano troppo esuberanti e viceversa, mentre a Denis non posso rimproverare nulla. Sembra un professionista, anche con una certa esperienza, nonostante l’età”.

Quest’anno il difensore crescerà sotto l’ala protettrice di Bonatti. Lo conosce? E’ la scelta giusta?

“Non ho avuto ancora il piacere di conoscerlo, ma so che ha lavorato con Menichini, che gode di tutta la mia stima. Lavorare con Leonardo ti porta ad essere altamente professionale, e poi se Lotito lo ha scelto è perché ha fatto molto  bene anche alla Salernitana. Vedendo gli step del suo passato, penso che ci siano tutti i presupposti per fare un bel lavoro con la squadra”.

Sul caso Cardelli…

Non commento perché non conosco il giocatore. Petro ha un contratto da professionista, dall’anno scorso. Ma posso farle l’esempio di Rausa che è italiano come Filippo e come lui non aveva il contratto: l’ex portiere degli Allievi non ha riscontrato gli stessi disagi con la Lazio. Molto spesso è difficile per i direttori sportivi svolgere il loro compito: sono sommersi di chiamate, e capita che l’occasione di prendere un ragazzo che vale sfugga. Manca forse l’interventismo: ma è proprio questo che ti può regalare il più grande affare della vita”.

Borecki, attualmente è svincolato. Ha ricevuto offerte?

“Giocherà in Polonia. Anche ad agosto era in patria per fare il ritiro con la Nazionale ma in queste ultime due partite non è stato convocato perchè non ha fatto una preparazione né con la Lazio né con altre squadre. Fino all’anno scorso era vice capitano della Nazionale. Aspettavamo una riconferma o un’altra soluzione ma la società ha preferito lasciarlo andare. E’ un ’97, un giocatore che può fare bene in futuro: c’è una proposta importante, vedremo se si concretizzerà. L’Italia ha dalla sua l’ottima preparazione atletica e tattica che sono due elementi importanti. Quando i ragazzi che escono da qui giocano poi in altri campionati, hanno un passo diverso rispetto ai colleghi”.

Un augurio al suo assistito?

“Da padre a figlio gli auguro di continuare così. E’ un ragazzo senza grilli per la testa, rimasto com’era, nonostante le distrazioni di una città come Roma.  Gli auguro tutto il bene, con la sua forza di volontà ci darà delle soddisfazioni, grazie anche al sostegno dei genitori. La famiglia secondo me è fondamentale: il papà di Denis si è trasferito con il lavoro a Roma per seguirlo e stargli vicino, un gesto che ho apprezzato molto. E queste decisioni incidono positivamente sui ragazzi.  Continua a studiare in Slovacchia, perché è importante che finisca il suo percorso formativo. Sono onesto, ad avercene di giocatori così… e poi sono sicuro, saranno il suo spirito e l’immensa gioia di giocare a calcio a portarlo lontano”.

Michela Santoboni

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