Strakosha: "La Champions non è un sogno, ma per arrivarci serve solidità. Io pararigori? Ancora mi manca..."

Pubblicato 
giovedì, 14/11/2019
Di
Redazione Lazionews.eu
Tempo di lettura: 2 minuti

LAZIO STRAKOSHA - Il campionato è fermo, e se tanti calciatori avranno la possibilità di riposarsi e staccare un po' la spina altri dovranno rispondere alla chiamata delle rispettive Nazionali. Tra questi, nella Lazio, c'è Thomas Strakosha, protagonista dell'ultima vittoria in casa contro il Lecce grazie al rigore parato a Babacar. Il portiere albanese dal ritiro dell'Albania ha rilasciato un'intervista al Corriere dello Sport in cui analizza diverse tematiche.

Albania

"Ci aspettano i campioni del mondo della Francia, dovremo metterci alla prova e tirar fuori una gran prestazione. Un'altra motivazione è rappresentata dall'inaugurazione dello stadio, lo stesso in cui giocava anche mio padre. Le speranze per gli Europei sono veramente poche ma dobbiamo continuare a far bene. Sarebbe bello centrare il nuovo record, ovvero la qualificazione ai Mondiali 2022."

Sul padre

"I miei genitori mi sono sempre stati vicini, mi hanno dato dei consigli. Mio padre è stato e sarà per tutta la carriera la mia guida. Sin da piccolo mi ha insegnato che senza il lavoro non sarei riuscito ad arrivare a nessun traguardo. Sono stato fortunato, è stato il mio maestro."

Sulla Champions

"Non lo voglio proprio considerare un sogno. Abbiamo le capacità e le qualità per arrivare tra le prime quattro. Dobbiamo crederci e pensare partita dopo partita."

I ricordi con la Lazio

"Sono state 3 le delusioni più grandi. La mia prima finale di Coppa Italia persa 2-0 con la Juve, la sconfitta in Europa League con il Salisburgo, ma al primo posto metto il ko con l'Inter del 20 maggio all'Olimpico, quando perdemmo la Champions. La parata più bella? Il rigore parato a Dybala all'Allianz Stadium, soprattutto per il significato e il momento della partita, all'ultimo minuto. Non vincevamo a Torino da 15 anni."

Le critiche

"Non ascolto le critiche, non vedo, non sento. Ci sono sempre stati i pregiudizi anche se non mi conoscevano. Quando ho iniziato, perché ero figlio d'arte. Quando sono arrivato alla Lazio perché il ds Tare è albanese. Preferisco se criticano me, così lasciamo la squadra tranquilla e possiamo lavorare."

Inzaghi

"Inzaghi usa spesso "Non ricordo parate di Strakosha", lo so bene. I miei amici e la famiglia mi prendono in giro per questa frase, ma il mister ha i suoi modi per dire le cose. L'importante è che la Lazio vinca. Se Inzaghi ricorda o non ricorda non è importante, con lui ho un bellissimo legame".

Rigori

"Non mi considero un pararigori, ma spero di diventarlo. Con Grigioni studiamo i tiratori prima della partita, poi decido sul momento da che parte tuffarmi. In ogni caso domenica ha bruciato prendere due gol, perché per arrivare in Champions serve solidità difensiva".

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