Lotito: "Combatto da sempre ogni forma di violenza e ancora oggi vivo sotto scorta"

Pubblicato 
giovedì, 14/11/2019
Di
Redazione Lazionews.eu
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Tempo di lettura: 2 minuti

LOTITO LAZIO - Ancora un episodio di tifo violento. La Digos ha emesso 13 ordinanze di misure cautelari ad altrettanti esponenti della tifoseria laziale, tutti appartenenti al gruppo degli Irriducibili. Il provvedimento è stato preso per i fatti avvenuti nei pressi dello stadio Olimpico lo scorso 15 maggio, in occasione della Finale di Coppa Italia. Il Presidente biancoceleste, Claudio Lotito, da ormai diverso tempo, lotta in prima persona per debellare questi fatti. Intervistato dal quotidiano Libero, il patron è tornato a dire la sua sull'argomento.

Il rapporto con il tifo

"Ho sempre operato con una netta separazione tra il ruolo di Presidente e quello dei tifosi. Questi ultimi sono appassionati che devono sostenere la propria squadra nel rispetto delle regole, mentre il primo è custode del patrimonio storico e sportivo della società che preserva".

Tifosi violenti

"Sono stato il primo a voler arginare i delinquenti, rispondendo in modo duro e con i fatti. Basta abbonamenti e biglietti gratis, basta con le trasferte pagate dalla Lazio. Da una parte tutto ciò ha consentito alla società di interrompere un connubio censurabile sotto ogni punto di vista, dall'altra ha acuito minacce ed intimidazioni. Ancora oggi vivo sotto scorta. Continuo a sopportare ogni giorno una forte azione di dissenso, con strumenti leciti ed illeciti, che hanno limitato la libertà mia e della mia famiglia".

La nomina di D'Angelo

"Ho fortemente voluto una figura professionale di altissimo livello come il Prefetto D'Angelo, proprio in considerazione della mia ferma decisione di stare sempre dalla parte delle istituzioni e della legalità. Ora siamo in grado di dare una risposta immediata ad ogni iniziativa volta a destabilizzare la tranquillità dei giocatori e del club".

Ultras in Italia

"Per lungo tempo in Italia è stato sottovalutato il problema dei violenti che, comunque, ancora oggi rappresentano una minoranza rispetto a chi sostiene la propria squadra del cuore con passione autentica e nel rispetto dei valori dello sport e della legalità".

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