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CAMPIONATI INTERROTTI ITALIA – È una guerra o comunque bisogna definirla come tale. Il Coronavirus, in maniera discreta e silenziosa, sta colpendo tutto il mondo facendo perdere le quotidiane abitudini alla nostra società. Sono giorni difficili in cui ogni piccolo gesto può fare la differenza e ogni atto di responsabilità può salvare una vita. Le nostre abitudini sono cambiate e così anche il calcio, lo sport più seguito nel nostro paese. Infatti, dal 10 marzo 2020, con l’entrata in vigore del DCPM che ha dichiarato l’Italia intera “zona rossa”, la Serie A si è fermata.

La prima guerra mondiale interrompe il campionato in Italia: 1914-1915

Lo stop del calcio in Italia può essere considerato un evento straordinario ma non unico. Infatti, nel nostro paese prima di oggi c’è già stato un altro episodio simile, che risale al campionato del 1914-1915, anno in cui l’Italia entrò in guerra. In quel caso l’interruzione durò fino al 1919 e in quegli anni non si disputarono più competizioni calcistiche. Le prime settimane furono quelle più difficili, finché il 23 maggio 1915, dopo la convocazione di alcuni giocatori per l’arruolamento nell’esercito, la Federcalcio decise di fermare il campionato. Il tutto avvenne alle 14:30 poco prima del fischio di inizio di alcune gare, tra cui il derby di Milano e Genoa-Torino. A leggere la comunicazione dell’interruzione del torneo – che ancora non si chiamava Serie A, ma Prima Categoria ed era divisa in gironi del Nord, Centro e Sud Italia – furono gli arbitri. Sin da subito ci furono svariate proteste per lo stop del calcio, legate soprattutto all’esito di quel campionato. Polemiche che ancora oggi sono accese in casa Lazio, dal momento che la competizione non fu mai conclusa ma lo scudetto venne assegnato al Genoa, in quel momento primo nella classifica settentrionale.

Il coronavirus e lo stop alla Serie A: 2019-2020

Dopo 105 anni, ci troviamo di fronte ad uno scenario simile a quello del passato. Questa volta ciò che sta succedendo in Italia e nel mondo è a dir poco surreale. Il campionato di Serie A, dopo aver suscitato numerose polemiche ha chiuso i battenti al termine della 26ima giornata. Il Premier Giuseppe Conte, infatti, tramite il DCPM del 9 marzo (entrato in vigore il giorno successivo) ha dichiarato l’Italia zona rossa e per questo motivo sono state sospese tutte le competizioni sportive nel bel paese. La Lega Serie A, sin da subito, ha escluso un’interruzione definitiva del campionato. Tuttora i vertici stanno cercando delle soluzioni per portare a termine la competizione, nonostante le difficoltà legate al calendario e le problematiche connesse con le competizioni europee. Per ora ci sono solo ipotesi ma il tutto è congelato in attesa che l’emergenza a causa dal Coronavirus diventi solo un brutto ricordo.

I calciatori coinvolti: lo scenario

In comune questi due campionati, oltre alla sospensione della competizione, hanno senza dubbio il coinvolgimento dei giocatori stessi. Come già detto, infatti, numerosi calciatori partirono per il fronte durante la Prima Guerra Mondiale e in tanti non fecero più ritorno. Tra gli atleti scomparsi ricordiamo: Virgilio Fossati, Claudio Casanova, Gino Goggio, Felice Milano e Carlo Galletti. Questi nomi al giorno d’oggi sono pressoché sconosciuti ma in quegli anni erano considerati giocatori fondamentali soprattutto per la nazionale italiana. Oggi, invece, nonostante il Coronavirus abbia spaventato la Serie A colpendo diversi giocatori come Marco Sportiello, Paulo Dybala, Blaise Matuidi, Daniele Rugani, Mattia Zaccagni, Antonio La Gumina, Morten Thorsby, Omar Colley, Fabio Depaoli, Bartosz Bereszynski, Manolo Gabbiadini, Dusan Vlahovic, Patrick Cutrone e German Pezzella, non ha generato vittime tra gli atleti della Serie A. Come si può notare, quindi, le difficoltà non risparmiano nessuno, men che meno i calciatori. Oggi come 105 anni fa l’Italia e il calcio si sono fermati nella speranza di concludere la competizione e di ripartire più forti di prima.

Giorgia Civita

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